La Nuova Sardegna

Sassari

La sentenza

La firma nell’atto era autentica, il giudice di Sassari assolve un notaio

di Nadia Cossu
La firma nell’atto era autentica, il giudice di Sassari assolve un notaio

La denuncia era partita da una donna durante la vendita di una casa. Imputato insieme al professionista anche il fratello della persona offesa, pure lui scagionato

09 maggio 2024
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Sassari Non solo quella firma non era stata falsificata ma ben quattro testimoni avevano confermato in aula che quella donna era presente nello studio notarile ed era perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo.

Si è concluso ieri mattina con due assoluzioni con formula ampia il processo a carico di due imputati: il notaio sassarese Francesco Pianu e Giannetto Satta (attuale commissario liquidatore del Consorzio Zir di Sassari), fratello della persona che a settembre del 2016 aveva fatto partire la denuncia. La donna, in particolare, nell’esposto depositato in Procura, aveva accusato il notaio Pianu di aver “attestato falsamente” che lei era presente nel suo studio e che aveva rilasciato una procura speciale in capo al fratello Nino (Giannetto) Satta per la vendita di un immobile di proprietà della madre defunta.

La 62enne sosteneva di aver saputo di questa circostanza dopo aver richiesto all’Agenzia delle Entrate di Sassari una copia della dichiarazione di successione. Avrebbe in questo modo appreso che l’immobile era stato venduto per 150mila euro e che all’atto di vendita era presente suo fratello Giannetto «che vendeva – era scritto nella denuncia querela – personalmente, e in nome e per conto, quale procuratore speciale», di tutti i fratelli, lei compresa. Aggiungendo di essere «basita e sconcertata» dato che «mai avevo rilasciato qualsivoglia procura speciale a mio fratello». Aveva in seguito avuto modo di vedere una copia di questo documento e a quel punto aveva accusato il notaio di aver attestato (falsamente a suo dire) che quella scrittura era stata firmata in sua presenza. Sosteneva “con assoluta certezza” di non essere mai stata quel giorno nello studio del notaio Pianu in via Roma, tanto meno “di aver rilasciato la procura speciale” della quale disconosceva “la firma in calce”.

Successivamente il professionista (difeso dall’avvocato Stefano Porcu) e Satta (assistito da Sergio Milia) erano stati indagati e poi rinviati a giudizio davanti al giudice Claudia Sechi. Il processo ha però accertato un’altra verità. Come prima cosa ben quattro testimoni (tre fratelli e l’ex compagna dell’imputato Satta) hanno detto in aula che quel giorno di otto anni fa la 62enne era presente nello studio del notaio, che aveva firmato di suo pugno la procura e che era a conoscenza di ciò che si stava facendo.

Lei stessa, inoltre, si sarebbe contraddetta. Sentita davanti al giudice aveva spiegato – a sostegno della sua versione – che quel giorno non poteva essere andata a Sassari da Valledoria perché non aveva l’auto, in quanto era stata danneggiata da un incendio. Ma a questo proposito una sorella l’aveva ancora una volta smentita replicando che l’auto gliel’aveva prestata lei proprio per andare a Sassari. Altro elemento a favore della difesa il fatto che all’interno del fascicolo che conteneva la pratica notarile c’era la copia di un documento di identità della persona offesa. Che solo lei poteva aver fornito alla segretaria dello studio.

La donna, parte civile con l’avvocato Francesco Carboni del foro di Nuoro, aveva prodotto una consulenza grafica dalla quale era emerso che la firma “senz’altro non era vergata dalla mano della signora”. Per la difesa, e per la pm Paola Manunza che ugualmente ha chiesto l’assoluzione degli imputati, non poteva essere una prova di responsabilità.

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