La Nuova Sardegna

Sassari

Il processo

Sassari, evasione fiscale: assolto Piero Bua, l’ex presidente del Policlinico

di Nadia Cossu
Sassari, evasione fiscale: assolto Piero Bua, l’ex presidente del Policlinico

La difesa: «Prioritario pagare dipendenti e fornitori per evitare la chiusura»

19 giugno 2024
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Sassari In qualità di rappresentante legale del Policlinico Sassarese era finito a processo con l’accusa di aver omesso di versare le ritenute d’imposta certificate dal 2014 al 2018, l’anno in cui ci fu la proposta di concordato preventivo.

Stamattina Piero Bua è stato assolto – “perché il fatto non costituisce reato” – dal giudice Anna Pintore che ha accolto la richiesta degli avvocati difensori Bruno e Giuseppe Conti. Il pubblico ministero Antonio Pala aveva sollecitato invece la condanna a sette mesi.

La guardia di finanza, che nel 2018 aveva esaminato con la lente di ingrandimento i conti del Policlinico sassarese, aveva riscontrato delle anomalie. Una lunga attività di verifica al termine della quale era emerso che diversi milioni di euro non sarebbero stati versati all’erario. Per questa ragione la società per azioni titolare del Policlinico sassarese era finita nel mirino e il suo rappresentante legale era stato denunciato alla magistratura.

Decisive per la sentenza di assoluzione le argomentazioni difensive che hanno necessariamente avuto come punto di partenza l’indirizzo della Cassazione in merito a questa tipologia di reato. La Suprema corte, infatti, è molto rigida e, come hanno sottolineato i legali, richiede che la crisi d’impresa non sia stata causata dall’imprenditore e che, a fronte dell’emergenza, l’amministratore abbia fatto tutto quanto in suo potere per risolverla, anche attingendo a risorse personali.

Con l’esame del consulente tecnico di parte Gavino Manca – che ha analizzato i bilanci e la contabilità del Policlinico – e con quello reso da Bua, è stato provato che la crisi era dovuta a fattori che sfuggivano al diretto controllo dell’amministratore. Gli avvocati hanno ripercorso le varie traversie dell’ospedale di viale Italia che nei primi anni 2000 «fu lasciato dall’Università senza preavviso, dopo una lunga collaborazione e i costi erano rimasti sul groppone del Policlinico. Dieci anni fa la Regione ebbe un cambiamento di rotta decidendo di non pagare più le prestazioni extra. Il Policlinico ne aveva però già affrontato i costi senza riceverne i corrispettivi. La pubblica amministrazione (unico committente), inoltre, pagava a distanza di molti mesi, quindi da sempre il Policlinico si era avvalso della Banca che anticipava il pagamento delle fatture. Dopo il 2014 l’istituto di credito impone alla società di rientrare contraendo un mutuo, con ulteriori costi. Queste le ragioni della crisi».

In tutto ciò quale fu la condotta dell’amministratore Piero Bua secondo i suoi difensori? «Cercò immediatamente investitori, pronto a cedere anche le quote di maggioranza pur di salvare l’ospedale, venne realizzato un progetto per accedere a finanziamenti europei per 20 milioni di euro (progetto “Jessica”, che avrebbe creato due nuovi reparti). Purtroppo si arenò all’assessorato regionale della Sanità per la firma che arrivò a scadenza del bando».

I legali hanno spiegato come il loro assistito volesse comunque fare fronte ai debiti con l’erario: «Effettuò delle rateizzazioni e, per tutto il tempo in cui fu al “comando” (2018), le rate vennero pagate. Bua rinunciava da anni ai propri stipendi da amministratore (quando il Policlinico fallì a gennaio 2019 aveva accumulato oltre 400mila euro di crediti, consolidati in bilancio). Aveva attinto a risorse proprie pur di aiutare a salvare il secondo ospedale di Sassari».

In particolare l’avvocato Bruno Conti, chiedendo l’assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non costituisce reato”, ha sostenuto: «È vero che invece di pagare l’erario alla scadenza Piero Bua ha dato la priorità ai dipendenti e ai fornitori. Ma in realtà non c’è stata una vera “scelta”. Bua era responsabile di una struttura che svolgeva una funzione pubblica essenziale, a tutela del diritto alla salute. Se il ragionamento della Cassazione può valere per un’attività commerciale, che ha come controparte dei consumatori e vende prodotti, nel caso del Policlinico si ha a che fare con pazienti che necessitano di assistenza medica. L’erario non era stato pagato per poter mantenere aperta una struttura che aveva 5000 pazienti l’anno e curava 1/3 delle nascite totali della provincia. Non pagare i fornitori (senza garze, bisturi, farmaci non si può curare) e i dipendenti (i sindacati erano sempre pronti a intervenire) sarebbe equivalso a chiudere i battenti». E poi c’era un altro aspetto rilevante: «Bua si sarebbe esposto a responsabilità penale per aver interrotto un servizio pubblico essenziale e civile per inadempimento contrattuale verso la pubblica amministrazione e i danni arrecati a chiunque avesse fatto legittimamente affidamento sull’assistenza del Policlinico».


 

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