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Sassari, scoppia la rivolta dello scuolabus. Il Comune: «Ora si paga»

di Davide Pinna
Sassari, scoppia la rivolta dello scuolabus. Il Comune: «Ora si paga»

Da 7 a 35 euro al mese in base all’Isee. Le famiglie: «Non è giusto»

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Sassari Genitori sul piede di guerra e amministrazione comunale che non farà passi indietro. Per la scuola montessoriana di Sassari è stato un inizio di anno scolastico parecchio burrascoso. A scatenare la protesta delle famiglie, la scelta della giunta Mascia di far pagare lo scuolabus che trasporta 56 studenti di elementari e materne da via Artiglieria sino a via Bottego.

Nel quartiere delle Conce era ospitata, fino all’anno scolastico 2022/23, la scuola montessoriana Fabrizio De André: il fabbricato è in corso di demolizione, perché al suo posto sorgerà un nuovo istituto moderno. Lavori complessi, che dureranno almeno sino al 2026. E così la scorsa amministrazione decise di trasferire bambini e bambine a Latte Dolce, in via Bottego. Decisione digerita malamente dalle famiglie, visto che la scuola si trova dall’altra parte della città, ma addolcita dalla scelta di fornire un servizio navetta gratuito. Che da ieri, 12 settembre, primo giorno di scuola, non esiste più: con una delibera arrivata nel pomeriggio di mercoledì, la giunta Mascia ha deciso di equiparare il servizio a quello di scuolabus, applicando le stesse tariffe che pagano le famiglie degli studenti che si spostano in città dalle borgate.

Per la fascia Isee più alta, che scatta sopra i 16mila euro, 35 euro al mese per il primo figlio; per quella più bassa, sotto i 5mila annui, 7 euro. «Trasferirci a Latte Dolce è stata una scelta del Comune, è l’amministrazione che ha creato questo disagio mandando i nostri figli dall’altra parte della città e ora non dobbiamo farci carico noi di questa spesa» attacca la madre di un bimbo della scuola materna. Una delle contestazioni principali, riguarda i tempi: «Fino a mercoledì nemmeno sapevamo se sarebbe stato attivato il servizio, poi all’improvviso, un giorno prima dell’inizio della scuola, ci viene comunicato che lo dovremo pagare? Non va bene» spiega un’altra madre.

«A luglio ci era stato chiesto di compilare un modulo, per indicare chi fosse interessato al servizio navetta, ma non era stato fatto nessun riferimento alla volontà di introdurre il pagamento di una quota mensile» aggiunge un’altra.

Difende le ragioni dell’amministrazione l’assessora alle Politiche educative Nicoletta Puggioni: «Come amministratori abbiamo il compito di garantire la sostenibilità e l’equità dei servizi che forniamo ai nostri cittadini. Lo scuolabus tra via Artiglieria e via Bottego ha un costo significativo per l’amministrazione, 80mila euro l’anno, ed è l’unico che opera all’interno del centro urbano. Le quote serviranno a coprire solo una parte di quegli 80mila euro, come accade con tutti i servizi a domanda individuale. E sarebbe stata ingiusta nei confronti delle famiglie dell’agro, che pagano per il servizio, questa differenza di trattamento. L’alternativa sarebbe stata quella di non garantire il servizio, abbiamo scelto di farlo, ma rispettando i criteri di sostenibilità ed equità».

L’assessora Puggioni è consapevole dei tempi stretti con cui la novità è stata comunicata: «Mi dispiace e avremmo anche noi voluto farlo prima, magari incontrando le famiglie. Ma quando ho assunto l’incarico, a metà luglio, mi sono ritrovata una situazione che non era stata affrontata per il 2024/2025. Abbiamo dovuto capire quante famiglie fossero disponibili e poi procedere a una gara per affidare il servizio. Tutto questo nonostante ci fossero le ferie estive del personale di mezzo: più in fretta di così sarebbe stato impossibile».

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