La Nuova Sardegna

Sassari

Il caso

Il giudice boccia il concordato: l’acqua minerale San Martino verso il fallimento

di Gianni Bazzoni
Il giudice boccia il concordato: l’acqua minerale San Martino verso il fallimento

La storica azienda a un passo dalla chiusura: aperta la liquidazione giudiziale e nominato il curatore

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Sassari Il Tribunale di Sassari ha rigettato il concordato in continuità e di fatto ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale, cioè il fallimento della San Martino srl storica azienda che produce acqua minerale. La decisione è stata assunta perché sarebbero state rilevate troppe criticità nella proposta di concordato preventivo, e inoltre in sede di omologazione del piano concordatario avrebbero pesato in modo determinante i voti contrari espressi dall’Agenzia delle entrate e da un altro creditore importante: la Krones Italia srl, l’azienda specializzata nella fornitura di impianti industriali.

Il Tribunale, dopo avere valutato la situazione, ha attivato le procedure per la liquidazione giudiziale con la nomina del curatore Gianfranco Sotgiu, mentre il giudice delegato alla procedura è Giovanna Maria Mossa. É già stata fissata la data del 16 luglio 2025 per l’esame dello stato passivo. La San Martino srl ha ancora un’ultima possibilità: può impugnare la sentenza del Tribunale (la numero 28/2025, pubblicata il 3 aprile) davanti alla Corte d’appello, anche se nel frattempo la procedura va avanti.

Quella che è emersa in questi giorni è la parte più triste e dolorosa della lunga storia dell’acqua minerale San Martino e dell’azienda che la produce. Nel corso degli anni la società ha affrontato difficoltà importanti, ha sempre reagito cercando di restare sul mercato, favorita anche dalla caratteristiche del prodotto, un’acqua minerale con requisiti di qualità (tanto che è stata spesso associata a manifestazioni sportive di livello internazionale perché considerata una sorta di integratore naturale).

Gli amministratori avevano reagito con coraggio alla crisi, puntando sulla innovazione e l’installazione di nuovi macchinari, avevano scelto un altro marchio oltre a innovativi sistemi di imbottigliamento: una scelta presa nel 2021 per favorire un totale restyling. Una fase di innovazione che comunque non aveva spazzato via incertezze e criticità, prima fra tutte la vertenza con Provincia di Sassari proprietaria dello stabilimento di Codrongianos e alla quale la società San Martino non avrebbe riconosciuto canoni d’affitto da oltre vent’anni. Una lunga trafila giudiziaria con il faccia a faccia in tribunale, fino alla Cassazione che aveva rimandato alla Corte d’appello di Cagliari (che aveva dato torno alla San Martino) e senza che poi ci fosse un ulteriore passaggio in Cassazione. Ora la San Martino ha 30 giorni di tempo per decidere quale strada percorrere, soprattutto, se impugnare o meno la sentenza.

C’è da dire che dopo l’apertura del concordato avvenuta il 5 agosto del 2024, il commissario incaricato aveva espresso parere negativo al piano di fattibilità e il 7 novembre la San Marrtino - con una operazione di adeguamento alle osservazioni - aveva notificato una proposta di modifica. In questo contesto era emerso anche che la società aveva omesso di indicare due avvisi di accertamento notificati nel frattempo dall’Agenzia delle entrate (si era aperto anche un subprocedimento per la eventuale frode che però era stata esclusa).

Il commissario, nella sua relazione definitiva del 20 gennaio 2025 aveva quindi espresso parere positivo sul piano, anche se aveva rilevato che la modifica operata non era accompagnata dall’attestazione del professionista incaricato. E sulla valutazione si era “rimesso al Tribunale”. Le conclusioni erano state che “l’assenza dell’attestazione porta a ritenere che le rilevanti modifiche apportate non siano state verificate dal professionista sotto il profilo della correttezza e della fattibilità. Con la conseguenza che la domanda modificata non può essere ammessa”.

Nel complesso erano state rilevate numerose criticità con erronei inserimenti tra le immobilizzazioni finanziarie di crediti che la società vantava per accantonamenti per polizza vita dell’amministratore. Era stata accertata anche una irregolare compensazione tra i crediti di imposta della San Martino srl verso lo Stato e i crediti tributari. C’era stata inoltre una rideterminazione dei crediti verso i clienti che il commissario aveva ridotto del 25 per cento.

Alla fine, il passivo concordatario era stato determinato pari a poco più di 19 milioni di euro e il realizzo circa 4 milioni e 700mila euro. Una condizione evidente di crisi e insolvenza che, in assenza dell’ omologa del concordato, non avrebbe consentito alla San Martino di proseguire la propria attività di impresa con il regolare pagamento dei debiti.

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