Una città a misura di gatto: a Sassari 53 colonie feline
La voce di chi si prende cura dei mici liberi che vivono nelle strade. Salis: «Creiamo una forte sinergia fra Comune, Asl e volontari»
Sassari Chissà com’è, la città, vista con gli occhi a 30 centimetri da terra, quando tutte le macchine sembrano carri armati e fra i volti dei sassaresi ce ne sono alcuni che restano impressi nella memoria, perché sono quelli che ti portano il cibo ogni giorno e si prendono cura di te.
Bisognerebbe chiederlo ai gatti che popolano le 53 colonie feline di Sassari: una per ogni quartiere, anzi una per ogni vicinato. Ci sono i gatti eleganti che vivono fra le volte liberty di Cappuccini e quelli dei capannoni di Predda Niedda e ci sono persino i gattini “detenuti”, anche se la colonia del carcere di Bancali non è ufficialmente riconosciuta. Un mondo a quattro zampe attorno al quale gravitano tanti bipedi, umani: dai volontari alle istituzioni, Comune e Asl in prima fila.
Nelle scorse settimane il Comune ha chiamato a raccolta questo mondo con l’obiettivo di mettere da parte contrasti e incomprensioni e costruire una unità di intenti di cui possano beneficiare non solo i gattini sassaresi, ma anche i cittadini. «Vogliamo creare una sinergia molto forte fra Comune, Asl e il mondo delle associazioni e dei volontari che si prendono cura dei gatti, soggetti fra i quali talvolta si creano cortocircuiti» spiega il vice sindaco e assessore dell’Ambiente Pierluigi Salis, promotore dell’incontro. Palazzo Ducale punta a creare, entro l’autunno, un albo dei volontari che si occupa di cani e gatti. Inoltre, è stata finanziata la progettazione di un gattile sanitario, da tempo richiesto da chi opera nel settore.
Ospite principale dell’incontro voluto dal Comune, il direttore Asl della struttura complessa Randagismo e Anagrafe degli animali da compagnia Andrea Sarria. Il veterinario ha illustrato nella sua relazione leggi e norme che regolano la vita delle colonie feline. A cominciare da un principio: i gatti randagi, per la legislazione italiana, non esistono. Ci sono invece i gatti liberi, che possono essere ricoverati nei rifugi solo per esigenze sanitarie, ma poi devono essere rimessi in libertà. E lo strumento principale per fare in modo che questa libertà non si trasformi in anarchia sono proprio le colonie feline, i cui abitanti devono essere sterilizzati. Un compito che viene svolto dalle Asl, ma al quale possono concorrere anche il Comune e le associazioni, con ulteriori stanziamenti e accordi con strutture private.
Diverse le raccomandazioni rivolte da Sarria ai volontari durante il convegn: dalla somministrazione del cibo, che dev’essere preferibilmente secco per evitare odori molesti e va fatta a orari fissi, fino alla necessità di tenere in ordine e pulite le aree, evitando di lasciare i contenitori al sole e di nasconderli sotto le auto e assicurandosi che ci sia sempre acqua fresca a disposizione degli animali. Sarria ha sottolineato l’importanza di un protocollo unico per la gestione della popolazione felina, con programmi di sterilizzazione e rilascio, promozione delle adozioni e delle sterilizzazioni domestiche e contrasto all’abbandono. Risultati che si possono raggiungere solo con l’attiva collaborazione fra Comune, Asl e associazioni.
Fra i volontari più attivi in città ci sono certamente quelli che seguono i gatti del quartiere Cappuccini, circa 70 fra viale Mameli, viale Caprera, via Principessa Jolanda, viale Trieste e Villa Farris e via Savoia. «Fra il 2020 e il 2025 ne abbiamo sterilizzato con contributi privati circa 70 gatti» spiega Maria Vittoria Conconi, responsabile per le colonie feline della Lav e volontaria e animatrice del gruppo Gatti Cappuccini. «Cosa ci spinge? Personalmente, la passione per i gatti e la voglia di aiutare i più deboli, dando loro affetto e cibo – racconta -. Per noi è una specie di missione, non riusciamo a girarci dall’altra parte. L’obiettivo è fare in modo che loro possano convivere tranquillamente con i residenti nei luoghi dove sono nati. Cerchiamo di farlo mantenendo puliti gli spazi e contenendo le nascite. Le cito solo l’esempio di Villa Farris, dove abbiamo costruito un bel rapporto di collaborazione con la proprietà. Quando abbiamo cominciato c’erano 30 gatti, molti ammalati: ora sono una decina, tutti sterilizzati, in salute e ben seguiti» racconta Maria Vittoria Conconi.
Così, a fatica, fra incomprensioni e difficoltà, è stato costruito un rapporto con i residenti: «C’è chi ci sostiene, chi ci ignora e chi ci ostacola. Ma, quando spieghiamo il nostro impegno, le persone cambiano atteggiamento. Alcuni diventano loro volontari, altri ci aiutano con donazioni o cibo».
