Sassari, la dipendente dell’agenzia rapinata: «Ora lavoro con la paura che torni»
I direttori della sede Tecnocasa di via Cavour: «Noi vittime due volte e attaccati sui social»
Sassari «Quando l’ho visto rientrare con il coltello in mano ho avuto paura che potesse farmi del male. Ho chiamato subito il responsabile e lui ha avvertito la polizia. Da allora lavoro con la porta chiusa, non mi sento più tranquilla». Il ricordo di quei secondi è inciso nella mente della segretaria della filiale Tecnocasa di via Cavour. Un ufficio in centro, una mattina come tante, che all’improvviso diventa la scena di un fatto di cronaca. La porta che si apre, e davanti all’impiegata l’uomo che già altre volte si era presentato per reclamare la restituzione dei soldi anticipati per l’affitto di un locale in piazza Azuni.
All’inizio, le solite richieste e le solite minacce. Poi l’uscita improvvisa, il silenzio. Pochi istanti dopo, il ritorno: il 55enne brandisce un grosso coltello a serramanico. «Mi sono sentita paralizzata – racconta la dipendente – ho pensato che potesse succedere davvero qualcosa di grave». La tensione dura interminabili secondi. Lei, chiusa dietro la scrivania, cerca di mantenere la calma mentre l’uomo agita l’arma, urlando la sua rabbia. Solo l’intervento immediato della polizia evita la tragedia. Gli agenti della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Michele Mecca, piombano nell’ufficio e trovano il 55enne con il coltello ancora in mano. Lo disarmano e lo arrestano. Ora il ristoratore si trova agli arresti domiciliari in attesa del processo. Non è stato un episodio isolato. «Ci ha minacciato per mesi, sia a noi che al proprietario del locale – raccontano i responsabili della filiale e dell’area – ha detto persino che avrebbe messo fuoco al locale. Noi gli abbiamo ripetuto più volte che non eravamo i suoi interlocutori, ma non c’è stato nulla da fare». I responsabili chiariscono il ruolo dell’agenzia: «Abbiamo semplicemente messo in contatto il ristoratore con il proprietario dell’immobile. Dopo la firma del contratto la nostra parte era conclusa, ma, per cortesia, siamo rimasti a disposizione – senza chiedere nulla – per provare ad aiutare entrambi a chiarire eventuali problemi. Questa disponibilità è stata completamente fraintesa». Sulle contestazioni relative ai lavori nel locale precisano: «Non abbiamo rifiutato alcun preventivo. I lavori erano una questione tra il ristoratore e il proprietario, noi abbiamo solo fatto da tramite, ma l’accordo era tra di loro. E ovviamente non avremmo potuto restituire i soldi che lui chiedeva, perché non erano stati versati a noi, ma direttamente al proprietario».
Il bilancio, per l’agenzia, è amaro: «Abbiamo provato in tutti i modi a farlo ragionare, ma ogni tentativo si è infranto contro atti di violenza del tutto ingiustificati. In questa vicenda l’unica vittima è stata la nostra agenzia e chi ci lavora. Siamo vittime due volte: prima di una persecuzione sfociata in una rapina, e poi degli attacchi sui social da parte di chi, senza conoscere la verità, ci ha ritenuti ingiustamente responsabili di ciò che è accaduto».
