Vecchie glorie in campo per ricordare il farmacista gentiluomo Lucio Diana
Un successo il primo memorial intitolato all’ex presidente del Bonorva calcio
Bonorva Sabato 20 settembre, al campo sportivo “Chicchito Chessa”, un grande successo di pubblico nel primo memorial intitolato a Lucio Diana, farmacista e gentiluomo, scomparso a quasi 80 anni nel 2020, ex presidente del Bonorva calcio dal 1970 al 1976 e dal 1982 al 1998, nonché una delle più grandi personalità espresse dal vivace centro del Meilogu. L’evento è stato organizzato dalla Polisportiva Bonorva e dalla famiglia di Diana.
Colto, amante del latino, generoso, Lucio Diana aveva un’educazione di altri tempi, in tasca un consiglio per tutti. Anche per questo i suoi amati ragazzi, tifosi, amici e anche giovanissimi – che di lui hanno magari solo sentito parlare – si sono radunati per ricordarlo.
Nel tappeto verde si sono esibite le vecchie glorie biancorosse. Come i bomber Deriu e Pintus, gli inossidabili Rassu, Sias, Fiori, Fumagalli, Ruda, Soro, Virgilio, Caria e tanti altri. Tra gli allenatori Gasbarra, Biosa e il mitico Fantoni.
A fare gli onori di casa Dionigi Soma, dirigente della Polisportiva ed ex calciatore. Presente anche il sindaco Massimo D’Agostino, ex portiere ed ex presidente del Bonorva. Prima della partita, dibattito e testimonianze. Ad aprire l’incontro Dario Diana, figlio di Lucio, che gestisce l’attività che fu di suo padre insieme ai fratelli Chicco, Barbara e Tata.
«Ho un ricordo vivido di quelle domeniche di calcio – spiega – Per noi avevano un profumo particolare: quello del tè che mia mamma preparava per i calciatori e dell’olio canforato che si preparava in farmacia. Mio padre sempre flemmatico e un po’ teso. Quindi il campo. Ricordo bene – precisa Dario – anche il giorno della promozione. La squadra ha trascinato mio padre sotto la doccia. Lui ne è uscito fradicio, ma con la giacca e la cravatta indossate sempre a puntino».
A seguire, le parole del primo cittadino Massimo D’Agostino. «Un uomo profondamente attaccato alle proprie origini, che ha lasciato un segno indelebile nella comunità – ha detto il sindaco – Dottor Lucio è stato un esempio di vita e di attaccamento ai valori umani. Bonorva non lo dimenticherà mai».
Quindi gli aneddoti dei suoi giocatori. Come quelli dell’ex ala destra Giuseppe Ghisu, figlioccio dell’ex presidente. «Zio Lucio mi dava pochi soldi per il calcio, colpa della parentela – ha sottolineato col sorriso – Io a volte mi arrabbiavo, ma lui non si scomponeva mai, in linea con il suo carattere. Come dirigente sportivo e come uomo è stato un gigante, le tante presenze al memorial ne sono testimonianza».
Negli altri interventi qualche lacrima, interrotta dagli applausi. Quindi la partita. Il passo è oramai antico, in campo qualche lampo di classe. Tra le vecchie glorie finisce 3-3, ma il risultato non conta. Dopo la gara la proiezione di un bel filmato, con le testimonianze di altri ex calciatori e amici sul loro presidente. Alla fine un rinfresco. Che per i bonorvesi significa zichi, pecora, formaggio e vino a volontà. Come sarebbe piaciuto a Lucio e alla sua cara moglie Anna Maria Monti, donna di classe e raffinata pittrice.
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