La Nuova Sardegna

Sassari

Il personaggio

Manuel Soro, da Li Punti allo Zelig: «Il mio sogno è riaprire la Cionfra»

di Luca Fiori
Manuel Soro, da Li Punti allo Zelig: «Il mio sogno è riaprire la Cionfra»

Il comico racconta l’esperienza a Milano e rivela: l’ironia nel Dna sassarese

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Sassari Nel suo laboratorio creativo a Li Punti, tra tavole di fumetti, strumenti musicali e sceneggiature incomplete, Manuel Soro racconta col sorriso l’avventura che qualche giorno fa lo ha portato fin sul palco più iconico della comicità italiana: lo Zelig a Milano. 
«Entrare lì dentro è come varcare la porta di un mito – dice – ti tremano le gambe, poi però devi concentrati e giocarti le tue carte, e io me le sono giocate».
Classe ’93, sassarese doc, Manuel è un artista che sfugge alle etichette: attore, fumettista, musicista, stand-up comedian, autore. Una creatività che affonda le radici molto lontano. «Ho scoperto di far ridere a tre anni – racconta – quando presi in giro uno zio con la r moscia. Lui cercava di sgridarmi ma alla fine ha riso pure lui, quindi ho capito che dovevo continuare su quella strada».

A Zelig c’è arrivato dopo un paio d’anni di gavetta sul palco del Tical Music Pub di Sassari. «Poi ho vinto una selezione regionale – racconta – e mi hanno chiamato a Milano». Il processo creativo? Totalmente anarchico. «I testi li scrivo nei posti più impensati: quando sono in bagno, quando sono in macchina. Poi mi metto davanti a uno specchio e sparo fesserie. Quelle che non mi fanno troppo schifo diventano le battute dello spettacolo. È un metodo scientificamente discutibile, ma funziona».
Dai cortometraggi comici ai tempi del Liceo Artistico Figari all’esperienza musicale con gli Skarasound, Manuel ha sempre seguito l’istinto del palco. La maturazione arriva negli open mic del collettivo Stand-up Comedy Sardegna. Dopo due anteprime sold out a Sassari tra settembre e ottobre, Manuel h a presentato a Milano il suo “One MANuel Show”, un’ora di comicità surreale, fisica, metalinguistica. Davanti al pubblico di Viale Monza, Manuel sente tutto il peso – e l’orgoglio – della tradizione comica italiana. Su quel palco sono passati i giganti: Bisio, Aldo Giovanni e Giacomo, Ficarra e Picone, Elio e Le Storie Tese e anche i nostri Pino e gli Anticorpi.

«Ma Sassari è ancora indietro – racconta Manuel – mancano gli spazi per fare gli spettacoli, anche se i comici non mancano». Ma tra i sogni di Manuel non c’è solo qualche palco in più su cui esibirsi. Nel laboratorio di Li Punti prende forma anche un progetto che guarda al passato per parlare al presente: rilanciare “La Cionfra”, lo storico periodico degli anni Cinquanta, manifesto dell’ironia sassarese.

«Il modo di scherzare della Cionfra è quello della stand-up – spiega – diretto, pungente, sincero. Mi rifaccio a quello». Manuel ne parla con un misto di orgoglio e reverenza: «I sassaresi ce l’hanno nel Dna quel modo di scherzare, la famosa cionfra. È un istinto naturale: prendersi in giro, stuzzicarsi, ridere di tutto».

E aggiunge: «La Cionfra prendeva in giro tutti: dal sindaco all’uomo della strada. Nessuno si salvava. C’è anche una canzone di Giovannino Giordo che racconta proprio questo spirito. Sarebbe bellissimo riproporre oggi la rivista mantenendo quello stile: cattivella, elegante, e sempre affettuosamente sassarese».

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