La Nuova Sardegna

Sassari

L’inchiesta

Sassari, con i cellulari nascosti in cella minacciavano i parenti degli altri detenuti

di Luca Fiori
Sassari, con i cellulari nascosti in cella minacciavano i parenti degli altri detenuti

«Prepara 2mila euro o ammazziamo il tuo compagno», sotto indagine due fratelli e una donna originari della città

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Sassari Telefonavano dal carcere - con mini cellulari nascosti nelle celle - e minacciavano di morte i parenti di altri detenuti, ai quali tentavano di estorcere denaro. «Prepara 2000 euro o ammazziamo il tuo compagno. E se non fai quello che ti diciamo ci passerai anche tu e i tuoi figli, poi ti bruciamo la macchina e il negozio». È uno scenario inquietante quello che emerge dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari, che ha portato nei giorni scorsi alla chiusura delle indagini per tre persone, due delle quali detenute nella casa circondariale di Bancali, accusate - a vario titolo - di uso illecito di telefoni in cella e tentate estorsioni aggravate.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Maria Paola Asara e condotta dagli investigatori della sezione operativa dei carabinieri della compagnia di Sassari, ha ricostruito una presunta rete di comunicazioni clandestine dall’interno del carcere sassarese, resa possibile dall’introduzione e dall’occultamento di telefoni cellulari e microcellulari all’interno delle celle. Dispositivi che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per contattare ripetutamente persone all’esterno, esercitando pressioni e minacce finalizzate all’ottenimento di denaro.

Al centro dell’inchiesta - iniziata alla fine del 2024 - figura un sassarese di 39 anni, detenuto per altri motivi, accusato di aver ricevuto e utilizzato vari telefoni all’interno del carcere di Bancali e, successivamente, anche dopo il trasferimento nel carcere di Uta. Attraverso quei dispositivi, sempre secondo la Procura, avrebbe contattato familiari di altri detenuti e soggetti estranei all’ambiente carcerario, facendo leva sulla paura per l’incolumità dei loro congiunti reclusi. In diversi episodi, le richieste di denaro si sarebbero accompagnate a minacce di aggressioni e accoltellamenti all’interno dell’istituto penitenziario.

Tra le persone offese figura anche un uomo anziano - un sassarese di 77 anni - al quale sarebbero stati chiesti 200 euro, con l’intimidazione di colpire un cognato detenuto. Nel registro degli indagati figura anche il fratello del 39enne, anche lui sassarese di 30 anni detenuto a Bancali, e una donna sassarese di 36 anni, a piede libero. Quest’ultima, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe fornito a uno dei due fratelli indagati il numero di una donna di Porto Torres, che sarebbe poi stata contattata telefonicamente da un cella di Bancali. Durante la telefonata - il contenuto è ora agli atti dell’indagine - la donna sarebbe stata raggiunta da minacce ritenute di estrema violenza.

Le sarebbe stato prospettato che, se non avesse consegnato 2000 euro a un intermediario che si trovava fuori dalla struttura carceraria, il suo compagno sarebbe stato ucciso o gravemente ferito. Secondo quanto contestato, l’interlocutore avrebbe parlato di colpi d’arma da fuoco alle gambe, di un possibile omicidio e di ritorsioni che avrebbero coinvolto anche la donna e i suoi figli. Non solo, tra le minacce figurerebbero anche l’incendio dell’auto e del negozio della famiglia. Le indagini, particolarmente complesse, si basano su numerose intercettazioni telefoniche e sull’acquisizione di un ingente numero di conversazioni e messaggi. I tre indagati, nei confronti dei quali al momento non è stata disposta alcuna misura, sono assistiti dalle avvocate Gabriella Pinna Nossai e Anna Laura Vargiu.

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