Ciclone Harry, sos litorali: stabilimenti sommersi e invasi da detriti, ma le assicurazioni non coprono i danni – VIDEO
Claudia Comida, sindacato balneari: «La ripartenza sarà durissima»
Cagliari Spiagge (temporaneamente cancellate), stabilimenti balneari sommersi da tonnellate di sabbia e dall’acqua: con il passaggio del Ciclone Harry il grido d’allarme arriva soprattutto dai litorali. Dal lungomare Poetto che comprende Cagliari e Quartu a Cala Gonone, costa orientale, dove la burrasca, con onde anomale alte più di sei metri, ha letteralmente devastato il porto. Per non parlare delle meravigliose baie dell’Ogliastra, fra Cala Mariolu e Cala Goloritzè, dove la tempesta si è fatta sentire, nella speranza (ma è quasi una certezza) che la natura restituisca ciò che nei giorni scorsi ha tolto con una forza che, da queste parti, non si era mai vista. Parentesi: le onde, in alcune zone del Mediterraneo, hanno raggiunto i 15 metri.
Claudia Comida, sindacato balneari (Sib Sardegna): «I danni sono ingenti, ma è presto per parlare di cifre. Oltre tutto il danno è stato anche morfologico, molte spiagge per ora sono sparite. Pensare alla ripartenza, per chi era pronto a prepararsi per la stagione sarà difficilissimo. Molte strutture sono seriamente danneggiate, c’è molta preoccupazione anche per quanto riguarda lo spostamento della sabbia e dei detriti, per via delle autorizzazioni e degli iter burocratici che potrebbero avere tempi lunghi. La speranza è che parta presto lo stato di calamità naturale per agire prima possibile. Registriamo una situazione paradossale: abbiamo dovuto contrarre polizze catastrofali che per assurdo non coprono i danni delle mareggiate». Obbligatorie in Italia dal 2024 coprono danni da eventi naturali estremi come terremoti, alluvioni, frane ed esondazioni, proteggendo il patrimonio aziendale. Ma, in questo caso, si parla di mareggiata. Cosa accadrà? Intanto ieri a Roma si sono tenute le prime riunioni a livello nazionale: «Abbiamo fatto il punto anche col ministro Salvini, che ci ha dato garanzie sulla ripartenza».
Le imprese colpite
«Tutte le Imprese, chi più chi meno, sono state colpite. Le strutture sono tutte stanziali (visto il Pul vigente) per cui erano tutte in sede.
Gli stabilimenti in muratura credo siano quelli ad aver subito più danni, anche perché ci sarà da ricostruire». Al Poetto, fra i più danneggiati c’è lo stabilimento D’Aquila: «La presenza, l’ascolto e il supporto istituzionale ricevuti rappresentano un segnale importante di responsabilità e sensibilità verso il territorio, le attività che lo animano e le persone che vi lavorano», ha detto l’amministratore dello stabilimento Giampaolo D’Aquila a nome dei soci, dopo il sopralluogo di Protezione civile, Regione e Comune. «Ringraziamo le Istituzioni per aver dimostrato, con i fatti, un impegno reale e una collaborazione che rafforzano il senso di comunità e la fiducia nel percorso di ripartenza».
«Oltre ai danni materiali che dipendono dagli investimenti, credo che il danno aggiuntivo predominante sia dato dal fatto che il contorno paesaggistico è stravolto», prosegue Comida: «ad esempio, a Cagliari, si stima che per tornare allo stato originario bisognerà togliere una superficie di oltre 2500 metri cubi di sabbia.
Un lavoro faraonico senza mezzi meccanici. Tutte le pedane, tutti gli impianti e tutte le attrezzature sono sommersi da almeno un metro di sabbia».
In un ambiente delicato e tutelato come il nostro preoccupano molto le autorizzazioni. A Villasimius, per esempio, il problema principale è l’aspetto paesaggistico dove tutto è stato trasformato completamente fra sabbia dappertutto e migliaia di metri cubi di posidonia spiaggiata».
