La beffa dei cateteri urinari, una 50enne: «Devo averli gratis ma sono costretta a pagarli»
La denuncia di una sassarese con paraplegia incompleta dopo un incidente in moto: «Per la Asl non devo aggiungere un solo euro, ma in farmacia me ne hanno chiesto anche 70»
Sassari Quando aveva 17 anni, e una marea di sogni nel cassetto, era rimasta vittima di un incidente in motorino insieme a un compagno di scuola. Erano finiti contro un muretto, lei era stata sbalzata dalla sella e aveva battuto la schiena sull’asfalto. Soccorsi, ospedale, esami e la diagnosi: lesione al midollo.
Da allora per quella ragazza spensierata, che oggi è una donna di 50 anni, è cominciato il calvario. «Ho una paraplegia incompleta con vescica neurologica che richiede l’utilizzo di cateteri urinari – racconta – Fin dall’inizio sono stata seguita all’Unità spinale dell’ospedale Niguarda di Milano e finché ho vissuto in Lombardia non ho mai avuto problemi nella fornitura dei cateteri da parte delle farmacie». Poi, lo scorso luglio, il rientro in Sardegna. A Sassari. Ed ecco che cominciano i problemi.
«In diverse farmacie mi sono sentita dire che non riescono a coprire i costi e quindi non possono darmi la fornitura completa se non colmo le spese, che loro devono sostenere, pagando un’aggiunta che va dai 50 ai 70 euro». Intollerabile. Il primo sentimento è una sorta di umiliazione: «Non bastano le sofferenze dovute alla patologia, dovrei anche elemosinare un presidio che mi spetta di diritto?».
Le richieste dei cateteri vengono vidimate dalla Asl ogni anno dopo la presentazione del piano terapeutico dello specialista. Le prescrizioni vengono poi portate nelle farmacie convenzionate per ottenere la fornitura mensile. Gratuita, come è ovvio. Tra l’altro questa donna di 50 anni è costretta a usare altri presìdi medici nella vita di tutti i giorni, ma quelli che ora le stanno creando maggiori difficoltà sono proprio i cateteri urinari. La fornitura indicata nel piano terapeutico prevede la consegna di cinque scatole al mese, per un costo che si aggira intorno ai 350 euro.
«Da dicembre a oggi sono stata in diverse farmacie di Sassari e ho incontrato sempre problemi – spiega – Mi dicono che devo aggiungere soldi, che loro ci perdono, perché la Asl non avrebbe aggiornato i cosiddetti nomenclatori. Sarebbero obsoleti, in sostanza, e quindi non avrebbero tenuto conto dei rincari degli ultimi anni». Un problema che, a quanto sembra, riguarderebbe però solo la Sardegna: «Negli anni in cui mia figlia è stata residente in Lombardia – spiega il padre della donna che le è stato vicino per affrontare tutti gli intoppi – questo genere di problema non esisteva e le forniture avvenivano senza che le si chiedesse di aggiungere un solo euro. Oggi ci domandiamo se sia possibile far ricadere sul cittadino, che è anche contribuente, le spese che la stessa Regione dovrebbe coprire aggiornando i nomenclatori al carovita. In modo tale da far sì che chi ha bisogno possa condurre una vita decente senza dover affrontare persino le spese di presidi salvavita».
Proprio lo scorso dicembre la paziente si è rivolta agli uffici competenti dell’Azienda sanitaria per avere chiarimenti in proposito. «Quando ho spiegato il problema che stavo riscontrando in varie farmacie cittadine mi è stato risposto così: “Lei non deve aggiungere un bel niente”». Risposta secca, esaustiva che non è servita però a superare l’ostacolo. «Mi chiedo se devo essere costretta a girare tutte le farmacie di Sassari per capire se ne esista almeno una che non faccia problemi e che mi consegni i cateteri senza chiedermi soldi aggiuntivi. Finora sono stata in tre o quattro e la risposta, salvo lievi oscillazioni di prezzo, è sempre stata la stessa. Non credo sia giusto e sono certa di non essere l’unica persona a trovarsi in questa situazione».
Effettivamente è possibile che la medesima difficoltà la stiano incontrando anche altri pazienti che devono ricorrere – per le più svariate patologie – all’utilizzo di cateteri urinari. Che, oltretutto, devono essere di buona qualità e di ultima generazione per non incorrere in potenziali infezioni con le conseguenze facilmente immaginabili. «Non rimarremo a guardare – annuncia il padre della donna – se le cose non cambieranno valuteremo anche la possibilità di rivolgerci alla guardia di finanza e presentare un esposto alla Procura della Repubblica».
