Goldina, la gattina trovatella ha conquistato San Giuseppe
Tigrata occhi verdissimi vive da qualche mese a Sassari in una casetta tra il bar Gold e un market. Il quartiere è impazzito per lei: anziani, avvocati e bimbi si fermano e la coccolano
Sassari Due occhietti visti, verdissimi, spuntano da una casetta amaranto in tessuto rigido. Sopra l’ingresso c’è una scritta semplice e tenera: “home sweet home”, casa dolce casa. Da lì - accovacciata sopra una copertina calda e colorata - Goldina osserva il mondo che le passa davanti.
Le borse della spesa che oscillano, i passi frettolosi del mattino, i bambini che vanno a scuola con lo zaino pesante sulle spalle e poi tornano nel pomeriggio, più leggeri e rumorosi. Ogni tanto si sporge appena, come a controllare che tutto sia al suo posto, poi si riaccoccola tranquilla.
Quegli occhi si muovono curiosi, sereni, perché sanno che lì - in via Asproni - non potrà accadere nulla di spiacevole. Goldina ha dieci mesi, il manto tigrato e un’aria gentile che conquista subito, senza sforzo. È arrivata la scorsa estate davanti al Gold, il bar di Michele Belfiore, uno dei locali più frequentati del quartiere di San Giuseppe. All’inizio cercava solo un angolo dove riposare la notte, un po’ d’ombra, un riparo discreto. «È con noi dall’estate scorsa – racconta Michele – all’inizio le lasciavo semplicemente l’ingresso aperto nella veranda per dormire. Poi ho capito che ormai era diventata una presenza fissa». Con l’arrivo dell’autunno e dell’aria più fredda, è arrivata anche la decisione di prendersene cura un po’ di più. Una cuccetta, una copertina morbida, un posto tutto suo e la sterilizzazione, importante per una gattina che vive in strada.
«Non sono un gattaro – dice sorridendo – ma lei è troppo simpatica. Diciamo che non siamo stati noi ad adottarla, è stata lei ad adottare noi». Così, in qualche modo, Goldina ha capito che quel marciapiede largo e sempre vissuto di via Asproni poteva diventare il suo piccolo mondo. La sua casetta è lì, davanti al bar, accanto al supermercato Nonna Isa, in un continuo via vai di persone, sacchetti, saluti e visite improvvisate.
Ed è proprio lì che si è creata, giorno dopo giorno, una piccola rete di affetto. Clienti e dipendenti del supermercato e del bar si prendono cura di lei, controllano che abbia mangiato, le portano le bustine, sistemano la copertina quando serve. L’acqua non manca mai. «C’è sempre qualcuno che chiede se ha mangiato o se ha freddo – racconta ancora Michele – qualcuno entra al bar solo per portare qualcosa per Goldina».
Un’attenzione spontanea, fatta di gesti semplici, senza organizzazione, ma con tanto cuore. Intorno scorre la vita del quartiere. La storica chiesa di San Giuseppe, con il suo campanile un po’ malconcio, la scuola poco distante, gli studi legali e a pochi passi, in via Roma, il Palazzo di Giustizia, con il suo via vai di toghe, impiegati e cittadini. Tutti passano davanti a Goldina, e quasi tutti, prima o poi, si fermano. Le signore rallentano il passo e sorridono. I signori si fermano un attimo e scattano una foto. I giovani si chinano per una carezza veloce, spesso immortalata sul telefono. I bambini la salutano come una vecchia amica. Lei osserva, accoglie, a volte allunga una zampetta, a volte continua a dormire. Il nome, Goldina, glielo ha dato un cliente del Gold, ed è rimasto.
«È venuto fuori così, naturalmente – racconta Michele – e ormai non potremmo chiamarla in nessun altro modo». È diventata la gattina più coccolata di San Giuseppe. Di giorno va a passeggio, esplora la zona, si allontana per qualche ora, poi torna sempre lì, davanti alla sua casetta amaranto, sotto quella scritta che sembra fatta apposta per lei. Perché, senza clamore e senza pretese, Goldina ha trovato la sua casa. E il quartiere, senza quasi accorgersene, ha trovato in lei una piccola, silenziosa, presenza capace con i suoi occhietti verdissimi di far rallentare i passi e addolcire le giornate.
