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Procura

Minacce, riti di affiliazione, spaccio di cocaina nel centro storico: indagine chiusa sulla mafia nigeriana radicata a Sassari

di Nadia Cossu
Sassari in un immagine della Polizia "Blitz contro la mafia nigeriana" persone in via San Donato che spacciano
Sassari in un immagine della Polizia "Blitz contro la mafia nigeriana" persone in via San Donato che spacciano

Trenta le persone arrestate: l’inchiesta entra nella fase delle richieste di rinvio a giudizio

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Sassari Sono state chiuse le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta che, all’alba del 20 maggio 2025, portò a una vasta operazione della polizia di Stato coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari e culminata con 30 arresti in tutta Italia. Al centro dell’attività investigativa, in particolare, il territorio di Sassari, dove la squadra mobile, insieme al Servizio centrale operativo di Roma, aveva ricostruito una presunta organizzazione criminale di matrice nigeriana radicata nel tessuto urbano cittadino.

Quattordici le persone arrestate solo a Sassari (difese dagli avvocati Giuseppe Onorato, Carlo Pinna Parpaglia, Francesco Sasso, Elisabetta Udassi e Adina Barbu). Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, il gruppo avrebbe avuto una struttura gerarchica rigida, ricalcando modelli tipici delle mafie tradizionali, e avrebbe esercitato un controllo capillare soprattutto nel centro storico di Sassari, trasformato – stando all’ipotesi accusatoria – in una delle principali piazze di spaccio. L’operazione, estesa anche ad altre province italiane tra cui Genova, Verona, Caserta, Terni, Siena e Isernia, aveva permesso di delineare una rete con ramificazioni anche all’estero. Le indagini, condotte attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre a videoriprese e tecniche investigative avanzate, avevano documentato un’intensa attività di traffico di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’inchiesta erano stati sequestrati oltre cinquanta chilogrammi di eroina e cocaina, in parte introdotti in Sardegna con il metodo degli “ovulatori”. Gli inquirenti ritenevano inoltre che l’organizzazione facesse leva sulla forza intimidatrice del cosiddetto “cult”, anche attraverso riti di affiliazione, per imporre il proprio controllo sul territorio e su alcune attività commerciali, con minacce e atti violenti nei confronti di chi tentava di opporsi. Parte dei proventi illeciti sarebbe stata trasferita in Nigeria per investimenti immobiliari.

Il 20 maggio, alle 4.30 del mattino, mentre un elicottero volteggiava sul centro illuminando il quartiere dall’alto, decine di agenti in tenuta anti sommossa erano entrati in azione. Qualche residente dalle finestre aveva applaudito e ringraziato. In alcuni casi – a testimoniare la portata dell’operazione – erano dovuti intervenire i vigili del fuoco per buttare giù le porte che non si erano aperte e tagliare le inferriate con la sega elettrica.

L’attività aveva decapitato un vero e proprio clan: il “Supreme Vikings Confraternity”. «Un’indagine molto articolata – aveva spiegato il dirigente della squadra mobile di Sassari Michele Mecca – per la complessità di accesso al quartiere di San Donato in cui l’organizzazione agiva con grande disinvoltura. Molti degli abitanti che avevano cercato di opporsi erano stati fatti oggetto di pesanti intimidazioni e attentati incendiari». Dopo la chiusura delle indagini preliminari, l’inchiesta entra in una nuova fase con le richieste di rinvio a giudizio. Gli indagati potranno optare per riti alternativi, come il patteggiamento o il giudizio abbreviato.

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