Baby gang in azione a Sassari, uno dei ragazzi picchiato dal padre di una vittima – La denuncia di una madre
Dopo le aggressioni sui minori, l’uomo si sarebbe fatto giustizia da solo
Sassari Una spedizione punitiva, con pugni e minacce di morte, scattata per “vendicare” quella che per i carabinieri era stata una rapina tra minorenni, messa a segno in piazza d’Italia. È il quadro che emerge da una denuncia presentata alla questura di Sassari e che si inserisce nella vicenda dei due quattordicenni arrestati il 25 marzo dai carabinieri, con l’accusa di aver terrorizzato coetanei tra autobus e centro città con estorsioni e aggressioni.
Il padre di una vittima, avvisato dal figlio - al quale erano stati portati via degli auricolari - sarebbe intervenuto quasi nell’immediatezza, colpendo uno dei presunti responsabili e poi minacciandolo: «Se lo rifai ti ammazzo». La denuncia è stata presentata dalla madre di uno dei due giovani arrestati, per i quali qualche giorno fa il presidente del tribunale dei minori Guido Vecchione ha confermato la misure cautelari: per uno dei due una comunità per minori, per l’altro il divieto di uscire di casa. Secondo quanto ricostruito nella querela, tutto avrebbe avuto origine da quello che nella querela viene definito un «scherzo tra adolescenti».
Un paio di cuffie nascoste o forse rubate, una reazione nervosa, parole pesanti tra coetanei. Poi la sfida, lo spostamento in una zona più isolata, e infine l’incontro che avrebbe cambiato il tono della vicenda. È in via Adelasia, secondo la denuncia, che la situazione sarebbe precipitata. Il ragazzino di 14 anni si sarebbe trovato davanti non solo i coetanei, ma anche due adulti. Uno di loro, identificato nella querela come il padre del proprietario degli auricolari, avrebbe reagito con una violenza. Il giovane sarebbe stato afferrato per il collo e minacciato di morte, in un crescendo di intimidazioni che, secondo la ricostruzione della madre del minore, avrebbe trasformato un litigio tra ragazzi in una vera e propria spedizione punitiva. Sempre secondo quanto denunciato, il 14enne sarebbe stato colpito con pugni al volto da un altro adulto presente sulla scena, mentre il primo uomo lo avrebbe schiaffeggiato. Nel tentativo di intervenire, un amico del ragazzo sarebbe stato spinto con forza fino a cadere su un vaso.
La fase più grave dell’episodio, secondo la querela, si sarebbe però verificata subito dopo. L’uomo indicato come autore delle minacce avrebbe estratto un “nervo di bue”, tentando di colpire il minore alla gamba. Al ragazzino sarebbe poi stato intimato di non raccontare nulla di quanto accaduto, sotto la minaccia di possibili ritorsioni nei confronti della sua famiglia. La mattina successiva la madre accortasi del gonfiore al volto del figlio, lo ha accompagnato al pronto soccorso. Il referto medico parla di lesioni compatibili con un’aggressione e una prognosi di sei giorni, con diagnosi di “aggressione da parte di persone sconosciute”. Secondo le indagini dei carabinieri non si era trattato esattamente di uno scherzo tra adolescenti. A fine marzo i due quattordicenni sassaresi, assistiti dagli avvocati Daniela Masala e Umberto Carboni, erano infatti stati raggiunti da una misura cautelare per una serie di episodi di rapina aggravata, tentata estorsione e violenza ai danni di coetanei. Secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero agito in gruppo, insieme ad altri minori, in una serie di episodi avvenuti tra autobus, fermate e strade del centro città. Sottrazioni di oggetti personali, richieste di denaro, minacce e aggressioni che avrebbero delineato un quadro di comportamenti ripetuti e non isolati.
Ora la magistratura minorile e le forze dell’ordine stanno lavorando per chiarire ogni passaggio, dalla lite iniziale dopo la vicenda degli auricolari, fino all’intervento degli adulti, passando per la ricostruzione dei luoghi, delle testimonianze e dell’eventuale presenza di telecamere nella zona di via Adelasia. Un’indagine ancora in corso, ma che - se confermata nei suoi elementi principali - disegna uno scenario particolarmente inquietante. Quello di una violenza tra giovanissimi che, invece di fermarsi, avrebbe trovato una pericolosa escalation nell’intervento diretto degli adulti.
