A Sassari c’è un’oasi verde segreta nel cuore della città: ecco dove e la sua storia – VIDEO
Il giardino di palazzo San Sebastiano recuperato grazie al lavoro di Luigi Angius
Sassari Da un lato, il traffico di viale Umberto; dall’altro, il via vai dei vicoli. In mezzo, un’oasi segreta e sconosciuta ai più che un mese fa, in occasione di Monumenti Aperti, ha accolto per la prima volta dopo decenni dei visitatori. E le centinaia di sassaresi e forestieri che hanno avuto la fortuna di entrare nel cortile dello storico Palazzo San Sebastiano, passando dall’anonimo portoncino che si affaccia su via Mercato accanto al Quod, sono rimasti incantati.
La vite bicentenaria e la tartaruga
Alberi di agrumi di ogni genere, fiori, ma anche un maestoso nespolo e una vite bicentenaria – uno dei pochissimi esemplari ancora in vita sopravvissuti alla filossera senza l’innesto della vite americana – che si arrampica fin dall’Ottocento sulle colonne doriche del gazebo che domina il centro del giardino. «Fa un’uva da tavola buonissima» racconta Luigi Angius – una vita dedicata all’equitazione e all’arte con la galleria Artecircuito -, l’artefice della rinascita del giardino storico. Residente al primo piano dello storico palazzo che ospita il Circolo Sassarese, col tempo Angius ha subito sempre di più il richiamo di quell’area verde, abbandonata a sé stessa da decenni.
Finché non ha deciso di acquistarla e prendersene cura: «Così ho scoperto pian piano una passione per il giardinaggio che non sapevo di avere». E con un po’ di lavoro, il giardino è tornato al suo splendore originario. E dalle erbacce diradate e dai rovi potati è venuta fuori anche una piccola tartaruga («L’ho chiamata Zio Aldo») che, per quanto ne sappiamo, potrebbe averci trascorso parecchi decenni in totale solitudine.
La storia
«Ho scoperto una dimensione quasi contemplativa: non a caso fra i progettisti che firmarono questo giardino c’era un frate, Antonio Cano». E con lui, Giuseppe Cominotti e Felici Orsolini, protagonisti dell’architettura dell’Ottocento in Sardegna. I tre firmarono, per conto di Maurizio Pintus, il restauro del palazzo San Sebastiano e la progettazione di questo piccolo giardino.
Che però ha una storia molto più antica, come testimonia la cisterna sotto il gazebo (che raccoglie i canali di scolo delle acque piovane) e la lapide del 1501 che si trova sulla parete, affacciata sul giardino, di una palazzina di via Sedilo. Secoli di storia che rendono ancora più affascinante la piccola oasi di verde e serenità che Angius ha ricostruito. Uno spazio privato, che il proprietario però ha intenzione di condividere con i sassaresi, cercando al contempo di salvaguardarlo.
Arte e condivisione
Per Monumenti Aperti, il giardino è stato teatro della bella mostra dedicata alle ceramiche di Sandrine Lescaroux, artista francese di nascita e nuorese di adozione. E in futuro non mancheranno altre occasioni, sempre nel segno dell’arte e della cultura. «Ma spesso, quando faccio giardinaggio, mi piace lasciare il portoncino aperto, così se qualcuno passa e si incuriosisce può dare uno sguardo e scambiare due chiacchiere» racconta Angius. E anche in questa storia non manca la più classica delle sliding doors: «A un certo punto si ipotizzò di realizzarci un parcheggio sotterraneo, il progetto prevedeva lo smontaggio del gazebo e l’espianto di tutti gli alberi. Solo alla fine dei lavori sarebbero tornati al loro posto. Ma per fortuna, non se ne fece nulla». Per fortuna, davvero. Perché qualche posto auto in più non avrebbe mai potuto giustificare un simile sacrificio.
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