Sassari, dal liceo Spano al podio dei nazionali di boxe: «Sono cresciuta tra sacchi e ring»
Stefania Schibeci ha conquistato la medaglia di bronzo a Chianciano Terme
Sassari Ci sono medaglie che raccontano molto più di un risultato sportivo. Quella di bronzo conquistata da Stefania Schibeci ai campionati italiani under 17 di Chianciano Terme parla di una ragazza di 16 anni che ogni mattina entra nelle aule del Liceo Scientifico Spano di Sassari e ogni pomeriggio indossa i guantoni per inseguire un sogno.
Parla di una famiglia che vive di pugilato e di una palestra che da anni rappresenta un punto di riferimento per tanti giovani sassaresi. Per Stefania la boxe non è arrivata per caso. È cresciuta nella palestra del Boxing Club Sassari di via Fancello, nel centro della città a pochi passi dal museo Sanna, dove il padre Giuseppe Schibeci insegna pugilato e la madre Alice lavora come istruttrice. Un ambiente frequentato da bambini, giovani agonisti e professionisti, dove il ring diventa anche una scuola di vita e dove il rispetto, la disciplina e il sacrificio contano più delle vittorie. Oggi Stefania frequenta il secondo anno del liceo scientifico Spano e si allena circa dieci ore alla settimana.
«Mi piacciono soprattutto l’educazione fisica e l’educazione civica», racconta. Una vita divisa tra studio e sport, con giornate scandite dagli impegni scolastici e dagli allenamenti. Prima di salire sul ring ama ascoltare musica latina, «un modo per scaricare la tensione e trovare la giusta concentrazione prima dei combattimenti».
Il percorso verso la medaglia era iniziato un mese fa a Roseto degli Abruzzi, dove aveva ottenuto la qualificazione alle finali nazionali battendo la veneta Jennifer Poli. A Chianciano è arrivata fino alla semifinale della categoria 57 chili, fermandosi contro Giada Piras, piemontese e conquistando comunque un prestigioso terzo posto, risultato che la colloca tra le migliori pugili italiane della sua categoria.
«Prima di salire sul ring provo ansia e adrenalina. La mia vera paura è non riuscire a mostrare quello che sono davvero in grado di fare durante il match», spiega la giovane pugilessa. Una tensione che si è fatta sentire anche nella semifinale nazionale, come ha sottolineato il padre e maestro Giuseppe Schibeci.
«C’è ancora da lavorare sulla fase di approccio al match, ma la direzione è quella giusta». Fondamentale per Stefania è proprio il sostegno della famiglia. «Avere mio padre come allenatore mi aiuta tantissimo, perché è sempre al mio fianco e cerca di farmi dare il massimo». Un rapporto speciale, costruito negli anni tra allenamenti, trasferte e consigli. E accanto ai genitori ci sono anche le amiche, che la seguono e la incoraggiano in ogni competizione. «Mi supportano sempre – spiega Stefania – sia prima degli incontri sia durante il periodo degli allenamenti».
Il pugilato, racconta la 16enne, è stato l’unico sport capace di conquistarla davvero. «Ne ho provati altri, ma nessuno mi ha mai attirata così tanto da continuare. La boxe è l’unica che riesce a trasmettermi una vera passione, del resto sono cresciuta tra il ring e i sacchi».
Una passione che richiede anche qualche rinuncia. «Adoro i dolci e quando devo prepararmi per combattere mi dispiace doverli evitare. Però so che è necessario per arrivare all’incontro nelle migliori condizioni». Per lei il bronzo italiano non è un punto di arrivo. È una tappa importante di un percorso costruito tra sacrifici, allenamenti e passione. Una storia nata tra i sacchi e le corde di una palestra sassarese, dove una bambina che guardava gli allenamenti da bordo ring ha imparato a credere nei propri sogni. Fino a conquistarne uno sul palcoscenico più importante della boxe giovanile italiana.
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