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Sassari

La denuncia

Allarme Estate cafona in Sardegna: Repùblica contro il “turismo predatorio”

di Valentina Ruiu
Allarme Estate cafona in Sardegna: Repùblica contro il “turismo predatorio”

Sbarchi abusivi, feste nelle aree protette, occupazione selvaggia delle spiagge: il movimento indipendentista sardo presenta un esposto alla Procura di Sassari

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Sassari Sbarchi abusivi da mega-yacht, party illegali nelle riserve naturali, saccheggio del demanio marittimo, la pervasiva abitudine di occupare preventivamente le spiagge libere con ombrelloni e lettini “segnaposto” lasciati durante la notte o all’alba. Non è la trama di un nuovo cinecocomero politicamente scorretto, è il trend dell’ “estate cafona” che nelle ultime settimane attanaglia la Sardegna. Gli ultimi episodi riguardano Palau, il Parco di La Maddalena e l’isola di Mortorio. Di fronte all’escalation di un fenomeno sempre più da far west, il movimento indipendentista sardo Repùblica non ci sta e ieri mattina ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Sassari, chiedendo alla magistratura e alle forze dell’ordine di indagare in merito a possibili ipotesi di reato.

Nel mirino c’è soprattutto il turismo di massa. «Oggi la Sardegna viene trattata come una terra senza legge, un parco giochi dove chiunque può venire e fare quello che vuole», dichiara il coordinatore Simone Maulu che aggiunge come il confronto con la Corsica renda ancora più evidente la differenza nell’approccio alla tutela ambientale. Nell’isola francese, spiega, le guardie ambientali hanno potere sanzionatorio. L’anno scorso, ricorda, un turista che aveva ancorato il suo yacht di 37 metri su un posidonieto protetto è stato multato con 90mila euro e interdetto per tre anni dalle acque francesi. «In Sardegna, invece, per chi occupa l’isola di Mortorio ci sono 50 euro di multa, cioè meno di due lettini in affitto in una spiaggia», conclude Maulu.

Sull’atteggiamento da tenere Repùblica dice: «Come minimo andrebbero sanzionati con il foglio di via, o l’interdizione alla navigazione delle acque della Sardegna per 5 anni» è la ricetta proposta da Maulu che non punta il dito tanto contro i turisti quanto contro il modello turistico. Per il movimento indipendentista, prima bisogna chiarire che tipo di turismo portare avanti in Sardegna. «Non vogliamo un turismo di massa che consumi, che depredi, un turismo predatorio, scellerato, deresponsabilizzato, un turismo che svuoti le città di persone, di abitanti – dice senza giri di parole l’attivista Vittorio Cuccheddu –. Vogliamo un turismo che basi l'interazione sullo scambio, su un'etica, su un rapporto equilibrato con la popolazione. Vogliamo un turismo, se può esistere, che sia basato sulla cultura e sulla capacità della popolazione di dare e ricevere».

Repùblica critica soprattutto l’atteggiamento della politica regionale , ritenuta poco incisiva «Le amministrazioni spesso coltivano rapporti con vip oppure imprenditori che favoriscono eventi di grandi dimensioni – prosegue Cuccheddu –. Questi non sono modi di vedere il turismo che agevolano l'abitare, agevolano casomai lo spopolamento e la gentrificazione dei luoghi». A pesare, secondo Simone Maulu è quello che viene definito un vero e proprio vuoto politico. «Il silenzio della Regione è sintomatico» – sostiene l’esponente di Repùblica.

In particolare l’assessore del Turismo Franco Cuccureddu «non fa altro che sbandierare la crescita record dei flussi turistici – dice Cuccheddu –, ma non possiamo guardare il turismo solo dal punto di vista delle entrate, ci sono anche le uscite e tutta una serie di fattori complessi da considerare». Che ruolo ha la politica tradizionale sarda in questa battaglia? Cuccheddu è scettico «Sia a destra che a sinistra prevale un modello neoliberista e consumista e, in un territorio già spopolato come il nostro, questo significa la disfatta più totale».

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