La Nuova Sardegna

Sassari

Il naufragio all’Asinara

Omicidio Davide Calvia, la sorella Nadia: «Io ho guardato in faccia Giovannino Pinna. Lui no»

di Nadia Cossu

	Giovannino Pinna accanto al suo avvocato Niccolò Vecchioni in aula a Sassari
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Giovannino Pinna accanto al suo avvocato Niccolò Vecchioni in aula a Sassari

La prima udienza a Sassari, sotto accusa il cugino della vittima

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Sassari «Avere l’imputato a pochi metri di distanza, a testa bassa, mi ha provocato un misto di sensazioni forti, ma mi ha dato anche un’ulteriore certezza: di fronte alla verità non ci si può nascondere dietro strategie o tentativi di fare pena. L’ho guardato con lo sdegno di una sorella a cui hanno ucciso un fratello». Nadia Calvia arriva puntuale davanti alla corte d’assise di Sassari, insieme alla madre Donatella. Cerca lo sguardo del cugino Giovannino Pinna accusato di avere ucciso il fratello, ma lui tiene la testa bassa.

A pochi metri di distanza, nella stessa aula di tribunale, ci sono una sorella che da oltre tre anni chiede verità sulla morte del fratello Davide e c’è l’uomo che quella notte era con lui in mare a bordo di una barca, imputato di omicidio volontario. Lei lo osserva, lui invece non incrocia mai i suoi occhi. È questa l’immagine che segna la prima udienza del processo per la morte di Davide Calvia, il 38enne scomparso nelle acque dell’Asinara il 12 aprile del 2023. L’udienza, ieri 13 ottobre, durata pochi minuti (è stata rinviata al 1° dicembre per una nuova composizione della corte) ma sufficienti a riaccendere il dolore e la rabbia di una famiglia che non ha alcuna intenzione di arrendersi.

«Non mi ha mai guardato in faccia»

«Non mi ha mai guardato in faccia», racconta Nadia al termine della mattinata in tribunale. Giovannino Pinna, 38 anni, felpa bianca e pizzetto, accompagnato dal suo avvocato Niccolò Vecchioni, è entrato in aula, ha preso posto e ha mantenuto lo sguardo davanti a sé. Ha incrociato quello dei giudici e si è rivolto al proprio legale, ma non ha mai cercato il contatto visivo con i parenti di Davide (che poi sono anche i suoi), seduti dall’altra parte dell’aula. Le parole di Nadia Calvia restituiscono il peso emotivo di una mattinata nella quale, al di là delle formalità giudiziarie, il confronto si è consumato soprattutto attraverso gli sguardi mancati e il silenzio. Per la sorella di Davide, quel comportamento rappresenta un’ulteriore ferita, il segno di una distanza che, dopo quanto accaduto, continua a separare le due famiglie. La sua è una posizione netta, maturata in oltre tre anni di attesa: chi era con Davide quella notte, secondo lei, deve contribuire a chiarire che cosa sia successo. «Prima o poi dovrà dire la verità», è la convinzione che accompagna la sorella della vittima. E poi una frase durissima, pronunciata con tutta la rabbia di chi cerca una spiegazione alla morte del proprio fratello: «Chi tace è colpevole quanto chi ha ucciso Davide». Parole che esprimono il dolore e la convinzione personale di Nadia Calvia, non una responsabilità già accertata in sede giudiziaria.

Le accuse contro Giovannino Pinna

Il procuratore Armando Mammone sostiene che Giovannino Pinna abbia ammazzato il cugino e successivamente simulato un naufragio per nascondere il delitto. È l’ipotesi accusatoria che dovrà essere dimostrata nel corso del dibattimento. Nell’aula, intanto, la distanza tra le parti ieri mattina era più che evidente. Il mancato incrocio di sguardi non dimostra alcuna responsabilità, ma per Nadia assume un significato doloroso: quello di un confronto umano che non riesce a trovare spazio mentre la vicenda giudiziaria è ancora tutta da chiarire. «Certo, ci aspettavamo un passo avanti, ma la giustizia ha i suoi tempi e noi sapremo attendere con la stessa fermezza di sempre. La giornata di oggi è un ulteriore scoglio burocratico che pesa sul nostro dolore, ma non scalfisce di un millimetro la nostra determinazione», aggiunge la sorella di Davide che insieme ai genitori si è costituita parte civile con gli avvocati Marco Palmieri e Cinzia Cossu. Anche il proprietario dell’imbarcazione che i due cugini avrebbero rubato al porto di Porto Torres per andare a pescare quel giorno è parte civile con l’avvocato Sara Dettori. L’udienza si è conclusa quasi subito. Il cambiamento nella composizione della corte d’assise, presieduta ieri da Monia Adami, con Valentina Nuvoli a latere, ha imposto il rinvio al 1° dicembre. Nessuna testimonianza, nessuna ricostruzione dei fatti né confronto nel merito delle accuse. Solo la comunicazione di una nuova data, che allunga ancora l’attesa dei familiari. Per Nadia, però, il rinvio non cambia la sostanza della battaglia. «In quell’aula ho portato tutto il peso dell’assenza di Davide, ma anche la forza di chi non si arrende. Mi hanno strappato un fratello e non accetterò mai finzioni, mezze verità o tattiche processuali. L’attesa è faticosa ma la memoria e la dignità di Davide valgono ogni singolo giorno di questa battaglia». La giustizia, si sa, viaggia su binari temporali differenti: Siamo qui e non faremo un passo indietro. Sempre a testa alta, fino a quando non avremo la giustizia che mio fratello merita»

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