Sassari, la storia della Salumeria Mangatia in un video: Nonna Maria emoziona i social
Il documentario realizzato dalla nipote Silvia: «È la nostra memoria, meritava tutto questo affetto»
Sassari «Nonna, ti sei divertita?». Silvia Mangatia sorride, si avvicina a Maria Chessa, 93 anni, e le dà un bacio. La telecamera cattura un istante tenerissimo, il finale di un documentario di cinque minuti che sta riscuotendo successo sui social, emozionando tanti sassaresi e riportando alla luce una città che non c’è più.
L’omaggio.
Molto più di un filmato di famiglia, una dichiarazione d’amore, un omaggio a una donna rimasta per troppo tempo nell’ombra e un viaggio nella memoria collettiva di Sassari. Silvia ha 24 anni, ha studiato accoglienza turistica e dal settembre 2022 lavora nella storica salumeria di famiglia in via Università, fondata un secolo prima, nel 1922.
La passione.
Ma la passione per i video è nata molto prima, quando aveva appena 11 o 12 anni e, con il vecchio computer di casa, lento e rumoroso, montava le riprese delle proprie giornate per far ridere le cugine. «Creare ed editare video ha sempre fatto parte della mia quotidianità, pur non avendolo mai studiato ufficialmente», racconta. Negli anni quella passione è diventata un modo per conservare emozioni e celebrare le persone care. Fino a trasformarsi in un progetto capace di coinvolgere un’intera comunità. Tutto nasce riflettendo sulla storia della Salumeria Mangatia, un’attività che ha attraversato un secolo di storia, guerre e trasformazioni del centro cittadino. E da una domanda, come salvare dall’oblio i ricordi di chi ha contribuito a costruire questa storia?
Il progetto.
«Ho capito che dovevo usare questo strumento per fare qualcosa di grande, dare voce a chi ha lavorato per decenni dietro le quinte». Così Silvia ha intervistato sua nonna Maria, madre di Pinuccio Mangatia, presenza silenziosa ma fondamentale nella vita della bottega. «Avere mia nonna come guida è una fortuna inestimabile», dice. «Questo progetto nasce per immortalare la sua anima gentile, generosa e paziente, oltre al suo ruolo insostituibile di commerciante, ma soprattutto di madre e nonna. Per troppi anni il suo nome è rimasto sottovoce, oggi è mio dovere portarlo alla luce con orgoglio». Nel documentario Maria è seduta su una poltrona e risponde alle domande della nipote. Accanto si sente la voce del figlio Pinuccio, che l’aiuta a recuperare i ricordi. Intanto scorrono le immagini di via Università piena di persone, di clienti in fila e di una Sassari che sembra appartenere a un’altra epoca. È proprio questo intreccio tra testimonianza familiare e memoria cittadina a rendere il filmato così coinvolgente.
I commenti sui social.
E i commenti sotto il video raccontano quanto la storia abbia toccato il pubblico. Roberto Rundine ricorda quando, da bambino, andava a comprare la mortadella, Nella Pulli rivede il bancone all’ingresso e zio Pietro il fondatore della bottega, Vittoria Pistidda ritrova il sapore del formaggio grattugiato e dei ravioli di una volta. Anche Alberto Fois, di Confcommercio, applaude all’iniziativa, definendola una testimonianza preziosa dei valori trasmessi dai nonni.
Tuffo nel passato.
Visualizzazioni, like e messaggi trasformano così il documentario in un album di ricordi condiviso, nel quale tanti sassaresi ritrovano un pezzo della propria infanzia. Ogni commento aggiunge un frammento, un volto, un sapore, restituendo alla storia dei Mangatia una dimensione che supera i confini della famiglia. Ma il cuore del documentario resta Maria. «Non abbiamo testimonianze di altri parenti e volevo tenere vivo il ricordo di mia nonna», spiega Silvia. «Io, da donna, volevo renderle omaggio». Quel bacio finale assume allora un significato ancora più profondo, non è soltanto la tenerezza di una nipote, ma il riconoscimento di una vita intera, di un lavoro spesso invisibile e di un amore che non sempre ha avuto bisogno di parole. «Ogni traguardo apparterrà anche a te e ovunque arriverò, farò brillare il tuo nome». Ha promesso Silvia.
L’anima della bottega.
Poi le chiesto alla nonna se si fosse divertita. Forse è proprio qui la forza di quei cinque minuti che stanno conquistando i social. Una ragazza che da bambina montava video per condividere risate oggi li usa per custodire la memoria e impedire che i ricordi vadano perduti. E mentre via Università continua a cambiare, Maria torna finalmente al centro della scena. Perché una bottega può custodire cent’anni di storia, ma sono le persone, con la loro voce e i loro gesti, a darle un’anima.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=ede00f9)