Sassari, razzia di rame e di fiori in cimitero: sulle tombe ormai solo vasi di plastica
Cresce l’indignazione: «Violata la memoria dei nostri cari, spariscono anche gigli e crisantemi»
Sassari Ci si arrangia così, con le bottiglie di plastica dentro i portavasi di rame. È l’unica alternativa in un cimitero che da tempo è meta prediletta di vandali e ladri che fanno razzia di rame (si portano via persino le lettere dei nomi dei defunti). Ma non solo: in questi giorni a sparire sono anche i fiori.
«I gigli li aveva portati mia figlia appena ieri, erano in questo vaso. Sono venuta stamattina per pulire e sistemare la tomba, e non c’erano più». Una signora lo racconta con l’amarezza di chi si è ritrovata davanti a una piccola ferita, una di quelle che fanno male soprattutto per ciò che rappresentano. Non si tratta soltanto di un vaso sparito o di qualche fiore rubato. È quel gesto d’affetto, compiuto il giorno prima da una figlia per i propri cari, a essere stato cancellato in una notte. «Vede? – spiega mostrando i due vasi sopra la tomba – in uno ci sono i fiori, nell’altro no, li hanno portati via...».
La mattina al cimitero di Sassari comincia con i rumori discreti di sempre. C’è chi attraversa i vialetti con un secchio e uno straccio, chi porta un mazzo di fiori appena comprato, chi si ferma davanti a una lapide per togliere le foglie secche e rimettere in ordine. Sono gesti semplici, ripetuti nel tempo, che raccontano un legame mai interrotto con i propri cari che non ci sono più. In questi luoghi il tempo sembra scorrere diversamente: le persone si muovono piano, si soffermano davanti ai nomi incisi sul marmo, parlano a bassa voce. Anche una visita di pochi minuti può diventare un modo per sentirsi ancora vicini a qualcuno che ci ha lasciato.
Tra il cimitero monumentale e quello nuovo, la scena si ripete. C’è chi sistema un lumino, qualcun altro pulisce una fotografia, altri cambiano l’acqua ai fiori e c’è chi si limita a restare qualche istante in silenzio. Eppure, dietro questa apparente tranquillità, si nasconde un problema che sta esasperando molti cittadini: i furti di rame dalle tombe e dai loculi.
Il rame, del resto, è diventato uno degli obiettivi preferiti dai ladri che entrano in azione nei campisanti. A sparire sono soprattutto i vasi portafiori sistemati sulle tombe e nei loculi, oggetti che per chi li ruba possono rappresentare merce da rivendere, per le famiglie dei defunti l’ennesimo sfregio alla memoria dei propri cari.
«Ci abbiamo rinunciato – racconta una giovane donna che, in compagnia del padre anziano, tiene in mano un bidoncino d’acqua – abbiamo dovuto sostituirli con recipienti di plastica, così siamo sicuri che nessuno li porterà via. E infatti sono sempre qui da oltre un anno».
Non sempre chi ruba porta via tutto. In alcuni casi viene sottratto soltanto il contenitore interno in rame, mentre i fiori vengono lasciati nei supporti esterni o sistemati alla meglio, senza acqua: e così succede che nel giro di poco tempo le composizioni fresche appassiscono, i petali si piegano e i colori si spengono. Il pensiero di chi aveva portato quei fiori finisce così per essere vanificato. È anche per evitare questa delusione che sempre più persone stanno cambiando le proprie abitudini. Nei cimiteri si vedono ormai numerose composizioni artificiali, scelte perché resistono alle intemperie e non hanno bisogno di essere sistemate in un vaso pieno d’acqua.
«I fiori di plastica diventano una soluzione pratica – racconta un’anziana signora, distinta, mentre cammina aiutandosi con un bastone – Non mi piacciono per nulla ma ero stanca dei furti». Un problema che assume un significato ancora più forte in questi giorni, con l’avvicinarsi di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, il primo e il 2 novembre. È il periodo in cui i cimiteri si riempiono di famiglie, di persone che arrivano anche da lontano per far visita ai propri cari, di mani impegnate a pulire le lapidi e sistemare mazzi di crisantemi, rose e altri fiori. Per molti è un appuntamento irrinunciabile, un modo per rinnovare una promessa di memoria e affetto. Proprio per questo, sapere che qualcuno può approfittare di quei luoghi per sottrarre oggetti dalle sepolture provoca un’indignazione particolare.
«Non è soltanto una questione di danno economico, né un problema che riguarda esclusivamente il patrimonio pubblico o privato – aggiunge l’anziana signora – È la sensazione di vedere violato uno spazio che dovrebbe essere rispettato da tutti, indipendentemente dal valore degli oggetti che contiene».
Le segnalazioni e il malcontento dei cittadini alimentano la richiesta di maggiori controlli e di sistemi di sorveglianza che possano scoraggiare i furti. L’obiettivo è proteggere le tombe e restituire serenità a chi entra nei cimiteri per ricordare i propri cari, senza il timore di dover fare i conti, a ogni ritorno, con oggetti o fiori spariti.
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