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Cellino e il giallo microspie, servivano a scoprire abusi di coca

Cellino e il giallo microspie, servivano a scoprire abusi di coca

CAGLIARI. Microspie e telecamere usate per scoprire chi sniffava coca nella sede del Leeds. Massimo Cellino vede chiudersi un passaggio iniziale che aveva destato dubbi nell’imprenditore di Sanluri....

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CAGLIARI. Microspie e telecamere usate per scoprire chi sniffava coca nella sede del Leeds. Massimo Cellino vede chiudersi un passaggio iniziale che aveva destato dubbi nell’imprenditore di Sanluri. Ma la polizia del West Yorkshire ha risolto il caso a stretto giro. Negli uffici e nei bagni dell’impianto Elland Road, la vecchia proprietà dei Whites aveva fatto installare gli aggeggi, con buona pace della privacy, per capire chi e quando facesse uso di droghe. Chiuso il pastrocchio con tempi da record, si capisce meglio il rapido addio dell’amministratore delegato, David Haigh, dimessosi perché non in grado di spiegare come fossero state pagate le spycam. Ma soprattutto, pronto a smentirsi su quanto dichiarato alla polizia. Ovvero, di non saperne niente.

Cellino tira un sospiro di sollievo. La confessione resa da Haigh agli agenti chiude un avvio scomodo. Anche perché nella sala consiglio e in altri locali adiacenti della sede del Leeds i “dispositivi di sorveglianza”, come ha precisato un portavoce, sono stati installati tra gennaio e marzo. Quindi, con le trattative per l’acquisto del 75 per cento del club da parte del patron rossoblù, già avviate. Fonti inglesi precisano che si voleva avere la certezza che si facesse “uso di droghe di classe A”.

Haigh - dopo un mese di turbamenti - ha ammesso di sapere delle microspie. E ha spiegato che i soldi per installarle sono usciti dalle casse del Leeds. Insomma, una sorta di lieto epilogo. Che per Massimo Cellino giunge a proposito: dando uno sguardo ai bilanci il presidente del Cagliari ha scoperto che ci sarebbero una settantina di dipendenti, tutti con stipendi “pesanti”, di troppo.

«Abbiamo una decina di milioni di sterline di rosso. Ma non farò mai andare il Leeds in amministrazione controllata. Alle mie aziende non è mai successo e non capiterà neanche qui. I debiti sono più alti di quel che mi aspettavo. Ma ce la caveremo».

Insomma, anche in Inghilterra c’è da mettersi a dieta. Massimo Cellino tira dritto: «Se serve sono abituato anche a tosare l’erba. Questa è una splendida avventura che ha per obiettivo il rientro del Leeds United in due anni in Premier League». (mf)

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