Gli sconfitti tra lacrime e speranza
Volti affranti nello spogliatoio dei padroni di casa e la promessa del ritorno in D
SASSARI. Lacrime di rabbia, lacrime di disperazione. Nello spogliatoio sassarese si annega nel dispiacere, nessuno immaginava un esito così nefasto per la matricola terribile della serie D. Commentare il dramma sportivo di questi ragazzi che, arrivati dalla Promozione, hanno saputo conquistare l'attenzione e il rispetto di una categoria nazionale, è dura. Ed è duro per loro parlarne a caldo, analizzare, spiegare, capire. Tutto rimandato a quando il dolore per l'immeritata retrocessione sarà meno intenso. Sfila muto Luca Ruggiu, Giacomo Cocco vorrebbe dar voce ai suoi tristi pensieri ma non può. Sa che il suo carattere lo porterebbe oltre in consentito in un dopo partita arroventato, così si scusa e scappa via. Non si sottrae invece il presidente Roberto Fresu: «Proviamo tutti un'amarezza profonda, non perchè abbiamo perso lo spareggio ma perchè non meritavamo di arrivarci. La squadra ha fatto più di quanto si sperava, in questa salvezza ci abbiamo sempre creduto, non siamo stati premiati. Ma sapremo rialzarci». L'immagine-simbolo dei 90' che hanno rispedito i sassaresi in Eccellenza, dopo un solo anno, è quella dell'esperto Pierpaolo Garau che, seduto in mezzo al campo, piange come un ragazzino. È inconsolabile, il portiere di casa, ma non scorda i suoi doveri e regala ai cronisti le sue riflessioni: «Siamo fuori dopo aver disputato un campionato di grandissimo livello, il calcio purtroppo è anche questo ma la squadra va applaudita per quanto ha fatto. Nonostante la tensione tipica di uno spareggio, siamo stati bravi, recuperando lo svantaggio e provando anche a vincere, ma Melis è stato bravissimo e alla fine retrocediamo per un episodio. La partita si è chiusa con quella punizione».
Affranto anche il giovane Alessandro Gambella: «È brutto vedere svanire in 90' un intero anno di lavoro, ma lasciamo a testa alta, con 43 punti per cui tutti all’inizio avremmo firmato. Purtroppo non sono bastati ed è questa la vera delusione». (s.u.)