La Nuova Sardegna

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cartellino rosso

I mori delle bandiere si trasformano in un mare di felicità

di Francesco Pinna

SASSARI. Che emozione. Un sardo a braccia alzate su un traguardo del Giro d’Italia, roba da brividi. E’ come se un esquimese vincesse una gara internazionale di surf, come se un congolese trionfasse...

26 maggio 2014
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SASSARI. Che emozione. Un sardo a braccia alzate su un traguardo del Giro d’Italia, roba da brividi. E’ come se un esquimese vincesse una gara internazionale di surf, come se un congolese trionfasse nel biathlon. Paradossi dello sport che forse in un mondo sempre più globalizzato diventeranno rari. Ma la storia dello sport questo diceva: nessuno nato in Sardegna era mai riuscito nell’impresa realizzata da Fabio Aru, 23 anni, uno che ha l’impressione di farci fare l’abbonamento a questo tipo di emozioni. Uno che ha un talento infinito e una tenacia di granito.

Ma che meraviglia di vittoria. E che scenario. Non poteva immaginarne uno migliore il ragazzo di Villacidro per questa impresa storica: staccare tutti sulle montagne di Pantani, in una di quelle giornate in cui la gente si aspetta il numero e riempie i tornanti e alimenta il fascino di questo sport che nonostante gli anni tormentati da imbrogli e doping continua ad affascinare. Aru sentiva di essere vicino all’impresa, ne annusava il profumo. Nella sua ingenuità di campione alle prime armi aveva raccontato che gli sembrava la giornata giusta per un attacco, con disarmante semplicità lo aveva annunciato perché “ è prima di un giorno di riposo”. Facile dirlo. Poi in gara è un’altra cosa coi colombiani che spuntano da tutti le parti, i capitani che hanno i gregari che lavorano per loro, gli intraprendenti che animano un giro senza padroni. Lui ha naturalmente mantenuto la parola. Le immagini televisive, che esaltano i dettagli della corsa, raccontano di un atleta con personalità e consapevolezza. Aru ha scelto infatti di partire a 3 chilometri dalla vetta, impeccabile nello stile, sicuro nella testa. Non si è mai girato a guardare gli altri, ma vedeva le bandiere con i 4 mori che spuntavano come d’incanto. Si è goduto il trionfo. Poi si è ricordato dei suoi 23 anni, ha pianto, ha ringraziato tutti, si è ricordato della sua Sardegna eccitata. A quel punto le bandiere con i 4 mori erano diventate un mare di felicità.

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