La Nuova Sardegna

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Ventidue anni sul trono macinando affari e tecnici

di Enrico Gaviano
Ventidue anni sul trono macinando affari e tecnici

Diciassette campionati di Serie A, 27 allenatori e la semifinale di Coppa Uefa Il primo «colpo», Fonseca al Napoli, l’ultimo: Radja Nainggolan alla Roma

29 maggio 2014
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CAGLIARI. E’ stato il presidente dei record per il Cagliari, il presidente che ha retto per più tempo la società. Con lui il Cagliari ha giocato la maggior parte delle sue stagioni in serie A (17 volte), ed è anche tornato in Europa raggiungendo nel 1994 la semifinale della Coppa Uefa. In 22 anni di proprietà, il presidente ha consolidato la fama di mangi allenatori, 27 in tutto, con esoneri a ripetizione, l’ultimo dei quali ai danni di Diego Lopez.

La sua avvenutra a Cagliari iniziò il 2 giugno del 1992. Quel giorno, in una saletta dell’hotel Sardegna, ci fu la conferenza stampa di presentaziuone. Era appena 36enne, il più giovane presidente della serie A all’epoca. Disse di non capire granchè di calcio ma di sentirsi in una botte di ferro perché l’allenatore era Carletto Mazzone. Sarà stato pur vero che di calcio ne masticava poco, ma di certo il fiuto degli affari lo aveva, eccome. L’acquisto del Cagliari si concluse per una cifra che si aggirava sugli 8 milioni di euro, 15 miliardi e mezzo delle vecchie lire allora in corso. Ma la cifra venne coperta con la vendita di Daniel Fonseca, 23enne punta uruguaiana di diamante del Cagliari. L’estroso attaccante sudamericano venne venduto appunto per quindici miliardi al Napoli più il cartellino di Pusceddu. Nel frattempo, però, il neo presidente non aveva versato una lira alla famiglia Orrù, che aveva voluto sbarazzarsi in fretta e furia del Cagliari per paura di contrarre debiti e magari rovinare la storica azienda di famiglia, una delle più forti in Sardegna nel campo dell’edilizia.

Al colpaccio iniziale, Cellino ha man mano sommato altri capolavori di mercato. Come la cessione di Gianluca Festa all’Inter, quella di Fabian O’ Neill alla Juventus, di David Suazo all’Inter, sino alle più recenti di Alessandro Matri, ancora alla Juventus e, ultimo in ordine di tempo, di Radja Nainggolan alla Roma.

Con lui la squadra è retrocessa due volte in serie B. Entrambe le volte dopo aver iniziato il campionato con un allenatore uruguaiano. La prima volta, nel 1996-97 la caduta in B avvenne dopo un drammatico spareggio a Napoli perso contro il Piacenza. Il Cagliari risalì subito in a, guidato da Gioampiero Ventura, grazie a un formidabile attacco composto da Roberto Muzzi, Dario Silva e Fabian O’ Neill. La seconda caduta nel torneo nel 1999-2000. La risalita fu quella volta più difficile e per realizzarla, quattro stagioni più tardi, Cellino dovette ricorrere all’ingaggio di Gianfranco Zola che, insieme all’astro nascente Suazo (19 gol) e a Esposito e Langella trascinò letteralmente i rossoblù in serie A. Poi sono arrivati dieci campionati consecutivi nella massima serie, a conferma della solidità raggiunta dalla società. Ma, nel frattempo, sono saltati fuori i problemi dello stadio Sant’Elia. Sino all’arresto per l’affare dello stadio Is Arenas. La pagina nera della presidenza Cellino. Ora, dopo aver pagato quel pesante scotto, la questione stadio non è stata risolta. E sembrerebbe essere la molla che avrebbe spinto il presidente a mollare la presa. O forse a giocare l’ultima carta, lui che ama il gioco d’azzardo, per vincere finalmente la partita del nuovo impianto sportivo per il Cagliari.

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