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Travis, un campione difficilmente replicabile

Travis, un campione difficilmente replicabile

Quella di ieri potrebbe essere stata la sua ultima partita e sicuramente meritava qualcosa di meglio

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SASSARI. Tredici minuti, nemmeno un punto, -11 nel plus/minus, -4 di valutazione. Se è stata davvero l’ultima partita di Travis Diener in biancoblù, meritava qualcosa di meglio. E certamente non lo ricorderemo così, zoppicante all’intervallo, con le scarpe da riposo, in difficoltà nell’appoggiare il piede destro.

Travis Diener è l’Mvp della Coppa Italia, è il giocatore che ha fatto innamorare della Dinamo una generazione di sassaresi, è stato quanto di più vicino all’essenza del playmaker si sia visto al Palaserradimigni. Lui non disegna assist, li pennella. Non è mai banale, perché ha classe. Ha anche tanti difetti ed è abbastanza onesto dal non nasconderli, e proprio perché è onesto e orgoglioso potrebbe davvero decidere di lasciare il basket. Perché uno come lui non accetterebbe mai di non essere al centro di una squadra, non si accontenterebbe mai di far parte del gruppo per poi centellinare sforzi e minutaggi a seconda dei segnali che il proprio corpo gli manda. Travis sa bene che se non è al top non può essere competitivo a questi livelli, figuriamoci in una squadra e una società protesa verso l’Eurolega. Del resto, se non avesse dovuto fare i conti con gli acciacchi, probabilmente non avrebbe mai deciso di varcare l’Atlatnico e sarebbe rimasto nell’Nba dove uno col suo talento e la sua scienza cestistica uno spazio poteva sempre ritagliarselo, anche se non da superstar. Il suo giro di campo con la piccola Karina in braccio potrebbe essere stato davvero l’addio a Sassari e al basket giocato, i grandi propositi di quest’estate con l’esperienza in nazionale, il passaporto italiano, il contratto quadriennale con la Dinamo, potrebbero essere stati superati dal corso degli eventi. Forse davvero Travis, a 32 anni, padre per la seconda volta, milionario, la prospettiva (come in tanti sussurrano) di un incarico nel suo amato college di Marquette che lo ha inserito nella Hall of Fame, potrebbe non avere più la forza mentale per lottare non contro i difensori ma contro gli acciacchi e le due partite alla settimana, le trasferte massacranti in Italia e in Europa partendo da un’isola. Deve decidere lui, lo farà a bocce ferme. Di sicuro a Sassari non vedremo più uno come lui. Magari più forte. Ma non uguale, perché, sicuro, Travis non è replicabile.(r.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

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