Ora Albertini attacca «Tavecchio non è più il candidato di tutti»
Figc, un’altra giornata convulsa in vista delle votazioni I 9 club dissidenti di serie A cercano il decimo alleato
ROMA. «Tavecchio nei fatti non è più il candidato di tutti, col suo atteggiamento sta spaccando il nostro mondo, si ritiri. Poi lo farò anche io». A tre giorni dal voto, e dopo il documento con cui 9 club di Serie A hanno messo nero su bianco la loro posizione chiedendo un passo indietro ai due candidati, Demetrio Albertini va all’attacco dell’avversario Carlo Tavecchio. Il numero 1 della Lega Nazionale Dilettanti, tuttavia, in virtù del sostengo di quella che ha definito «la stragrande maggioranza delle società», non indietreggia: la posizione resta quella espressa ieri. Senza colpi di scena, quindi, sarà il risultato dell’urna a scrivere l’ultima parola sull’intera vicenda.
Nell’assemblea elettiva di lunedì a Fiumicino il voto sarà a scrutinio segreto come da regolamento, anche se il neopresidente della Sampdoria e firmatario del documento dei 9, Massimo Ferrero, ha provato a forzare la mano: «Rinviamo l’assemblea o spazio al voto palese, non nascondiamoci più. Sarebbe un segnale di onestà e rispetto nei confronti del calcio». Non esattamente dello stesso avviso il collega del Genoa, Enrico Preziosi, che anzi ha accusato il “cugino” blucerchiato di voler «cambiare le carte in tavola», di provare a vincere «truccando il mazzo». Secondo Preziosi, poi, il documento siglato dai 9 club rappresenta «un voltafaccia», mentre per Zamparini è il tentativo «di sovvertire una maggioranza attraverso il potere». «Sono inorridito da quanto accaduto, sono un branco di citrulli – l’accusa del patron del Palermo –. Hanno anche tentato di cooptarmi, mi hanno telefonato Agnelli e Cairo, ma li ho mandati a quel paese». Versione smentita però dal numero uno del Torino: «Ricordo a Maurizio che soltanto lunedì sera anche lui era disposto a firmare la lettera».
Di situazione “kafkiana” parla Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina che fa parte del gruppo dei nove. Della crisi del calcio italiano ha parlato da Sydney anche il capitano della Juventus e della nazionale, Gigi Buffon. «Il momento è talmente delicato che non c’è più tempo per sbagliare – il punto di vista del portiere bianconero e della nazionale –. Senza progetti ambiziosi e idee chiare sugli obiettivi i risultati non arrivano: se non hai progetti, i risultati non arrivano». Ma più che di programmi, al momenti si parla di politica. Gli ultimi tentativi per un ribaltone che fermi il favorito Tavecchio vivono di colpi e polemiche.
«È un peccato che le polemiche attorno all’elezione presidenziale abbiamo oscurato gli altri problemi del calcio italiano – l’amara considerazione del segretario generale dell’Uefa, Gianni Infantino, che ha guidato a Nyon il sorteggio di Champions e Europa League –. In quanto dirigente dell’Uefa seguo la vicenda con attenzione, da italiano la seguo con preoccupazione».
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