Binaghi in campo e... a tutto campo
Il presidente della Federtennis in semifinale nei campionati di terza categoria con un’altra gloria della racchetta sarda
CAGLIARI. «Abbiamo il dominio in Fed Cup, Errani e Vinci hanno conquistato tutti i tornei del Grande Slam e la Schiavone quattro anni fa al Roland Garros ha realizzato un'impresa fantastica. Questi sono fatti». Angelo Binaghi da tredici anni è in sella alla Federtennis. Ma anche le polemiche non mancano. Ingegnere, cagliaritano, 54 anni, gioca a tutto campo. Nel vero senso della parola: in coppia con Andrea Lecca, maestro del Tc Cagliari e recordmen di titoli sardi, ha disputato a Quartu i recenti campionati italiani di Terza categoria. «Non giocavo un torneo da dieci anni e con Lecca l'ultima volta che siamo scesi in campo assieme è stato nel '93: campioni sardi di doppio al "Generale Rossi". Giocare i Terza categoria allo Sporting è stata una mezza mattana estiva. Però, siamo partiti bene. Poi, sul veloce, dolori e acciacchi ci hanno costretto al ritiro in semifinale».
Un passo indietro. Il vice presidente della Camera, Luigi De Maio, con altri deputati, in un'interrogazione sostiene che la Fit sia un'associazione che lucra, mentre non potrebbe. Come stanno le cose?
«Partiamo dai numeri: i contributi che riceviamo dal Coni, 5,2 milioni di euro, sono finalizzati per attività agonistica e preparazione olimpica. E su quest'ultima, investiamo altri 2,7 milioni derivanti da introiti privati».
Anche su questi fondi i mugugni non mancano.
«Intanto, il Coni dovrebbe ottenere dal Governo la certezza del finanziamento così che le federazioni possano programmare. Noi, con l'83 per cento del bilancio di natura privatistica, siamo una sicurezza. Forse, la Fit è quella che al momento dà maggiori soddisfazioni».
Le contestano la costituzione di tre società partecipate guidate da persona a lei vicine. Ma la Fit fa business o no?
«Su questo tema dovrebbero darci una medaglia. Abbiamo sempre informato il Coni, le tre società rendono la Fit efficiente. Siamo i primi in Italia ad aver certificato i bilanci con primarie società di revisione. E li abbiamo pubblicati sul nostro sito».
Sono gratuite anche le critiche per un Consiglio federale convocato a Parigi durante il Roland Garros del 2010?
«Doveva approvare inderogabilmente bilancio e trasferte di FedCup e Davis. Molti componenti erano a Parigi, inclusi Barazzuti, che seguiva l'exploit della Schiavone, Palmieri e Pietrangeli. Solo chiacchiere strumentali per offuscare un lavoro che dà risultati e prestigio al tennis italiano. Come ad esempio, il trend in aumento di tesserati, circoli e tornei. O la sequela di edizioni con numeri e introiti sbalorditivi degli Internazionali d'Italia: 22 milioni di euro di fatturato che cresce del 76 per cento ogni anno».
Le "Cichis" vincono tutto. Qual è la morale?
«Prima c'erano solo grandi campioni. Dal 2006 nel settore femminile abbiamo messo su risultati che ci permettono di parlare di profonda rivoluzione, sportiva e culturale».
Coi maschi va meno bene.
«A parte gli alti e bassi di Fognini, anche con i ragazzi ci stiamo prendendo soddisfazioni. A settembre, per dire, siamo in semifinale, contro la Svizzera, di Coppa Davis. Non accadeva da sedici anni».
Mario Frongia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
