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Conte: «Sarò l’allenatore di tutti»

Conte: «Sarò l’allenatore di tutti»

«Spero torni l’ansia da convocazione e cercherò di far capire che serve solo la vittoria»

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ROMA. E’ cominciata l’era Conte. Il nuovo ct della Nazionale, ieri, si è presentato ai giornalisti dribblando le domande scomode e offrendo pochi titoli anche se pieni di significati. Insomma l'esordio mediatico del nuovo commissario tecnico, il cui contratto è stato firmato solo dieci minuti prima di entrare in sala stampa, è in perfetto stile Conte. Aggressivo, senza peli sulla lingua.

Si comincia con una frecciata ai giocatori: «Nessuno verrà convocato a prescindere, chiunque dovrà guadagnarsi questa maglia, in campo e fuori. Sappiate che a un buon calciatore io preferisco sempre un grande uomo». «Vorrei che i calciatori tornassero ad avere l'ansia di essere convocati, quella che avevo io, perché qui non si darà per scontato niente a nessuno». Non parla dei singoli, a parte un passaggio su Pirlo, che in verità è un po' freddino: «Andrea è tra i convocabili, ma io e lui dovremo parlare».

E ancota. «Vivo per la vittoria, sarò l'allenatore di tutti gli italiani. L'obiettivo, cui dovranno essere legati i risultati, è trasformare la Nazionale in un club, anzi nel club più importante e forte d'Italia. Se diventeremo una Squadra con la maiuscola colmeremo il gap con le grandi d'Europa. Con gli allenatori dei club ci aiuteremo a vicenda per risolvere i problemi. Sia chiaro, noi meritiamo senza se e senza ma di tornare ai vertici mondiali».

Il neo ct aggiunge: «Trasferirò in azzurro la mia mentalità. Tutte le mie squadre passate, non solo la Juventus, hanno sempre cercato la vittoria in modo feroce. Per me la sconfitta è una morte apparente, varrà anche in Nazionale».

«Vorrei sentirmi più l'allenatore che il commissario tecnico, sperando di rappresentare tutto il popolo italiano». Che, però, si indigna per il compenso che riceverà Conte (8,2 milioni netti in due anni più eventuali bonus) ed è turbato dalle operazioni contabili necessarie all'ingaggio dell'ex tecnico juventino. Anche qui, Conte rispedisce al mittente qualsiasi illazione: «Nessuno mi imporrà niente, né sponsor né giornalisti. Chi mi conosce non dovrebbe nemmeno porsi il problema. Il mio contratto rispetta i parametri della Figc, se poi io ho una mentalità vincente è giusto che la Figc la sfrutti con gli sponsor. Perché io, a differenza dei miei predecessori, ho rinunciato a tutti i diritti d'immagine. Non lo avevo mai fatto in carriera».

Qualcuno vede in questo passaggio un riferimento, non troppo carino, a Cesare Prandelli. Al quale, poi, Conte - che ieri sera farà la sua prima uscita ufficiale nella sua nuova veste, assistendo a Napoli alla sfida di Champions tra gli azzurri e l'Athletic Bilbao - riserva un ringraziamento nemmeno troppo di rito: «Ha fatto un ottimo lavoro, soprattutto nel primo biennio, fino alla finale europea. Ripartiremo da lì».

Infine, tanto per ribadire che non ha dimenticato il trattamento che, a suo dire, gli riservò la Figc ai tempi della squalifica:

«Non ho cambiato idea, la squalifica è stata ingiusta e l'ho pagata con grande dolore». Sarà anche per questo che storce il naso quando gli citano il famoso codice etico di Prandelli: «Preferisco parlare di comportamenti. Valuterò di volta in volta, non ci sarà un livello standard».

Insomma sembra proprio arrivato il momento di voltare pagina.

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