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Il fattore Edgar Sosa, genio e sregolatezza

dall’inviato
Il fattore Edgar Sosa, genio e sregolatezza

Il dominicano si sta rivelando decisivo anche se a volte a tremare sono anche i suoi compagni

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PISTOIA. L’unico vero problema, per adesso, è convincere la gente a chiamarlo col suo vero nome. I compagni, scherzando sulle origini ispaniche, lo chiamano spesso Pedro, il gm Pasquini gioca un’assonanza calcistica e parla di lui come “El Pampa” (argentino del Napoli), i tifosi di una certa fascia d’età egualmente vanno sul pallone ripescando addirittura dagli annali l’uruguaiano Ruben (Lazio e Inter).

Per il resto, Edgar Sosa non sembra uno particolarmente preoccupato, specie quando va in campo. A Sassari sta confermando il suo talento che, mescolato con l’istinto caraibico, lo rende capace di grandi cose ed epiche fesserie. Tanto che quando ha la palla in mano a tremare probabilmente sono tanto gliu avversari quanto i compagni di squadra. Succede, quando si parla di un giocatore dominato dall’istinto. Se non altro, è riuscito a domare alcuni eccessi che lo avevano caratterizzato nel suo anno da rookie a Biella. Epico uno show al termine della partita vinta a Varese con un suo tiro nei secondi finali. Suonata la sirena, andò sotto la tribuna dei tifosi organizzati varesini (non propriamente dei seminaristi), si tolse la maglietta e la sventolò. Ora si è notevolmente calmato, anche se qualcuno lunedì notte per un attimo ha avuto paura di vederlo esibirsi anche al PalaCarrara, altro luogo ameno. Di sicuro Edgar Sosa non teme niente e nessuno. Dominicano cresciuto a New York nel quartiere del Bronx, non ha certo nella timidezza la sua caratteristica principale. E in campo si vede. Nella f SuperCoppa ha impallinato nel finale la difesa dell’Armani con un clamoroso crossover a centro area seguito da un canestro dolorosissimi per i milanesi. In Euroleague invece ha “bucato” la serata e la sua mancanza si è sentita, quando Logan e Dyson sbattevano sul muro del Novgorod. È tornato alla grande a Pistoia, in una partita che sembrava disegnata per lui: «Questo clima mi esalta, sono partite che sento molto – ha detto alla fine con un sorriso –. Mi ricordano le sfide che giocavo nel mio quartiere quando ero ragazzino». Lunedì ha chiuso con 23 punti in 28’, realizzando 11 punti nell’ultimo quarto. Prima tre bombe di fila, poi i liberi decisivi mentre il PalaCarrara gli urlava di tutto. Situazioni nelle quali quelli come lui è sempre meglio averli in squadra e non contro.

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