«Quando serviva ho visto il carattere che fa la differenza»
Meo Sacchetti fa i complimenti alla sua squadra «Bravi e duri mentalmente, si stava mettendo male»
ROMA. «Per alcuni tratti ho rivisto la storia del nostro modo di essere. Ma poi per fortuna abbiamo avuto la durezza mentale che serviva per vincere questa partita. Avere vinto a Roma è importante».
Meo Sacchetti si sforza di non apparire troppo felice, ma a fine gara la sua soddisfazione è evidente. «Come avevo detto alla vigilia, Roma è una squadra molto tosta, che negli ultimi anni è sempre stata tra le migliori del nostro campionato – sottolinea il coach sassarese –. Abbiamo avuto un grosso sprazzo iniziale, poi forse ci siamo specchiati un po' troppo. Sapevamo che 10 punti in trasferta con Roma sono poca roba, ma abbiamo commesaso qualche ingenuità. Penso per esempio al fallo sul tiro da tre punti sulla sirena; dobbiamo ancora pulire il nostro gioco. È stata un po' la storia del nostro modo di essere in questo periodo della stagione».
Poi però, nel momento più difficile del match, quando il vantaggio si è ridotto da 16 a un solo punto, la Dinamo ha trovato il carattere che serviva per riprendere il controllo del match. «Siamo stati bravi a mantenere i nervi saldi quando l'inerzia poteva andare via. In fin dei conti non ci sono mai passati davanti – ricorda Sacchetti–, abbiamo ricreato un nuovo break con qualche buona difesa nonostante avessimo problemi di falli. In sostanza abbiamo giocato una pallacanestro simile a quella giocata altre volte, ma stavolta siamo stati più bravi».
Qualche recriminazione per avere lasciato Dyson in campo dopo il terzo fallo? «Eravamo in attacco e volevo fargli giocare quel possesso, ma sono stato punito. Lui ha fatto molto bene nel primo tempo, ed è stato bravo a non uscire mentalmente dalla partita durante i tanti minuti in panchina».
La Dinamo ha spaccato il match con le triple, ma è stata più squadra nell'ultimo quarto. «A volte le cose ci vengono facili, altre volte no. Per come si era messa la partita non è stato facile tenerla in pugno. Loro ci punivano dalla lunetta, noi problemi di falli e facevamo fatica a fare canestro. devo dire che un po' di durezza mentale si è vista. Sì, sono soddisfatto perché non è stato facile. Ora andiamo a Madrid – conclude Meo Sacchetti –, sapendo che ogni tanto i miracoli si avverano ma che la forza degli avversari è notevole. Siamo sereni». (a.si.)
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