Vanuzzo: «Il talento non basta»
Il capitano biancoblù: «Le capacità dei singoli vanno messe al servizio della squadra»
SASSARI. Meno individualismi e più schemi, meno solisti e più coristi. Il capitano richiama all’ordine la truppa e chiede che la Dinamo diventi una squadra vera. «Perché abbiamo più talento di quanto se ne sia mai visto alla Dinamo, ma se non viene messo al servizio della squadra non si va lontanto».
Manuel Vanuzzo ci mette la faccia e le parole giuste: 6 minuti in campo contro l’Unics Kazan sarebbero una notizia, per lui che quest’anno il parquet non lo vede quasi mai. Ma la giocata più incisiva del capitano biancoblù arriva dopo la doccia, quando il veterano analizza la sconfitta contro i russi di coach Pashutin.
«I primi 25 minuti sono stati giocati piuttosto male – dice Vanuzzo –, mentre negli ultimi 15 ci abbiamo messo l’aggressività giusta e abbiamo anche sfruttato il talento che abbiamo in squadra. Ma tutto questo sempre inventando qualcosa un po’ fuori dai giochi. Sappiamo di avere tanto talento in alcuni elementi, ma soprattutto in Eurolega bisogna trovare anche soluzioni all'interno dei giochi e cercare di adattarci alle caratteristiche degli avversari. Altrimenti diventa difficile».
Ancora una volta la Dinamo è rinata con un quintetto “proletario”. «Abbiamo qualche giocatore che da un qualche tempo sta giocando un po’ sottotono e al di sotto delle proprie possibilità, perché magari ha perso un po’ di fiducia. E allora è normale trovare qualcosa di più da chi entra dalla panchina. Ma una squadra che punta in alto, come noi facciamo in campionato, non si può permettere cali così lunghi: 25’ oggi e 15’ a Capo d'Orlando. Non dobbiamo regalare troppi spazi in cui non difendiamo o non facciamo canestro. Perché si finisce per pagare».
In vista della sfida di domenica con Milano, la seconda parte di partita può essere considerata un buon segnale? «Abbiamo giocato il finale punto a punto contro una squadra che è quasi qualificata – dice il numero 18 sassarese –. Dobbiamo puntare sugli ultimi 10’ di questa partita, con l’intensità in difesa e un attacco fluido. A volte le soluzioni vanno a buon fine perché abbiamo talento, serve invece basarsi di più con il gioco di squadra e meno sulla giocata individuale. Dobbiamo imparare a giocare di squadra e seguire quello che ci dicono il coach e il suo staff. Tante squadre sono abituate a difendere per 15 o 16 secondi e quindi dobbiamo avere più pazienza nel cercare un buon tiro».
In ogni caso, la Dinamo ha perso due gare di fila punto a punto. «Ne parlavamo poco fa negli spogliatoi: quando arrivi punto a punto devi trovare soluzioni anche col gioco, la difesa dà tutto e non puoi sperare di trovare sempre l’exploit di una bomba da 8 metri o un pick and roll da cui nasce qualcosa. Il talento da solo non basta, la squadra lo deve capire. Ne abbiamo tanto ma bisogna metterlo a disposizione della squadra e dello staff tecnico. Leggo che non abbiamo gioco o non abbiamo intensità. Noi invece lavoriamo sugli schemi e c’è da far capire a chi gioca che gli schemi devono essere eseguiti per permettere ai compagni di prendere soluzioni migliori. Possiamo migliorare solo così. Ora che siamo eliminati, abbiamo la possibilità di usare le prossime gare per migliorare. Sappiamo bene che c’è tanto da fare».
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