Il progetto Zeman non decolla
Squadra confusa e impaurita, da sette anni il Cagliari non partiva così male in campionato
INVIATO A CAGLIARI. Da sette stagioni il Cagliari non cominciava così male il campionato. Ha fatto peggio nel 2007-08 mettendo in cassaforte, dopo 14 giornate, 10 punti e due anni prima con soli 9 punti all’attivo. Ma in entrambe le occasioni i rossoblù hanno centrato la salvezza, chiudendo l’annata col quattordicesimo e sedicesimo posto. Precedenti che in qualche modo tirano su il morale a un gruppo in difficoltà che non si aspettava di trovarsi in un mare di guai a questo punto del torneo. Perdere uno scontro diretto fa male ma fa ancora più male il modo in cui la sconfitta è maturata. Il Cagliari visto all’opera lunedì sera è sembrata una squadra allo sbando, confusa, senza gioco, inerme davanti a un avversario che ha capito il momento difficile dei rossoblù e ne ha approfittato. Il campionato è lungo, il tempo per recuperare c’è. Va fatto un lavoro sotto l’aspetto psicologico perchè l’altra sera la squadra è uscita dal campo (fischiata dai tifosi) a pezzi nel morale e nell’autostima.
Passo indietro. E’ preoccupante come la squadra ha subito il Chievo. Ai veneti è bastato pressare alto per minare le certezze del Cagliari e mettere a soqquadro una difesa che ne ha combinate di tutti i colori. Zeman vuole che i suoi giochino a due tocchi, invece hanno fatto a gara nel portare palla, finendo con l’agevolare il compito della formazione di Maran. La circolazione è stata lenta e anche chi solitamente ha le idee chiare (Conti) con il pallone tra i piedi, ha commesso molti errori. Ma dalla gara di lunedì non si salva nessuno, allenatore compreso.
Zemanlandia. «Il progetto va avanti. Siamo in difficoltà ma ne usciremo col gioco del nostro allenatore». Parole che Tommaso Giulini ha detto subito dopo il fischio finale della gara col Chievo. Una mossa strategica per mettere a tacere tutte le voci di un possibile esonero del tecnico boemo. Il presidente del Cagliari ha mosso delle critiche a Zeman ma lo ha fatto in modo garbato, anche se il senso delle sue parole è stato chiarissimo ed è arrivato al mittente. In sintesi, il patron rossoblù chiede che si cambi registro, soprattutto in difesa, diventata un colabrodo. Dieci gol subiti in una settimana (coppa compresa) sono tanti, troppi. Ma ciò che allarma è la mancata reazione. Finora la squadra aveva sempre lottato e qualche volta rimesso in piedi partite compromesse, cosa che contro i veneti non è successo. Ed è questo l’aspetto che ha scalfito le certezze di Zeman, che per la prima volta ha fatto fatica a rispondere alla raffica di domande.
Equivoci. Le scelte del mister rossoblù non hanno convinto. Cossu non può fare le veci di Sau. Farlo giocare centrale nel tridente significa soffocarlo, togliergli quella libertà di cui ha bisogno per esprimersi al meglio. Il suo ruolo naturale è trequartista, ma siccome nel modulo di Zeman non è previsto, schierarlo da esterno è l’unica soluzione. Non si capisce perchè non sia stata data una chance a Longo. Così come si fa fatica a capire Balzano a sinistra (non è la posizione che preferisce), rinunciando a Murru, giocatore che ha una gran voglia di rilanciarsi. Zeman rifletta, anche se difficilmente cambierà le sue idee.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

