«Doping? Sì, ma... burocratico»
L’entourage di Manuel Cappai e la Federazione difendono il pugile dopo la condanna a un anno
CAGLIARI. Per arrivare dove è arrivato, tanto per dirne una alle Olimpiadi di Londra, sul ring ha dovuto schivare tanti colpi. Ma questo non se lo aspettava.
Manuel Cappai, accusato di non aver presentato nei tempi richiesti la documentazione necessaria per garantire la reperibilità per gli eventuali controlli, è stato squalificato dalla prima sezione del Tribunale nazionale antidoping. Un anno, a decorrere dal primo luglio 2014 e con scadenza fissata al 30 giugno 2015. Una botta che al pugile poliziotto di Quartu ha fatto male. Ma che non significa ko.
Il padre Fabrizio, ex campione italiano dei pesi piuma, subito dopo la sentenza gli ha scritto un messaggio: non preoccuparti, tutto questo ti renderà ancora più forte di prima.
«Trattamento esagerato, sono soltanto semplici disguidi- spiega papà Fabrizio- d'altra parte bisogna considerare che Manuel tra lavoro e allenamento ha giornate piene di impegni. Facile, in quelle condizioni, concentratissimo su quello che sta facendo, dimenticarsi di qualcosa: tra l'altro la documentazione è stata, anche se in ritardo, comunque presentata». E a difenderlo non c'è solo il padre. La Fpi, federazione pugilistica italiana, all'indomani del primo deferimento di due mesi fa aveva parlato chiaro. «Trattandosi di una mera negligenza procedurale- questo il comunicato- la Fpi è fiduciosa che la violazione che viene addebitata all’atleta possa essere considerata in una forma e con una modalità non così grave come prevedono i regolamenti. L’atleta infatti è sempre stato a disposizione della Nazionale in luoghi noti ed in tempi certi. La Fpi ripone la massima fiducia nei soggetti che giudicheranno questa vicenda ed auspica che venga compresa la sua peculiarità».
I passaggi chiave, riletti alla luce della sentenza, sono due: "mera negligenza procedurale" e "atleta sempre stato a disposizione della Nazionale in luoghi e in tempi certi".
Sentenza del Tna, ma il doping non c'entra, insomma. «Per me- spiega papà Cappai- chi fa uso di sostanze per alterare prestazioni e risultati deve essere squalificato a vita. Non confondiamo le cose, per carità. Qui si tratta di semplici disguidi legati alla comunicazione. Durante gli ultimi 18 mesi Manuel è stato sottoposto a diversi controlli, anche a sorpresa. L'ultimo a maggio».
Ma ora? Niente ring e competizioni ufficiali. però tanto allenamento: ci penserà anche il papà. Anche perché a luglio ci sono gli Europei. E nel 2016 le Olimpiadi. E la Nazionale, che lo ha portato alle Olimpiadi tre anni fa, punta su di lui per fare bella figura e puntare magari alla medaglia.
La squalifica non lo butterà al tappeto, scommette l'entourage di Manuel. «Reazioni ed eventuali contraccolpi- spiega Fabrizio- dipendono da atleta ad atleta. Ma so che Manuel è psicologicamente forte».
Classe 1992, categoria minimosca, è cresciuto nella Accademia pugilistica Franco Loi di Quartu. E ora è un punto di forza delle Fiamme Oro. Manuel si è guadagnato le Olimpiadi di Londra con un memorabile torneo di qualificazione a Trabzon in Turchia. Nel Regno Unito si era dovuto arrendere al filippino Mark Anthony Barriega. Nel suo palmares c'è il titolo di campione italiano minimosca conquistato a Reggio Calabria. Ed è stato due volte campione italiano Youth. Tornei internazionali prima delle Olimpiadi: tra gli altri un oro a Shkoder (Albania) - Memorial Vilaznia, un bronzo a Trabzon (Turchia), un altro a Halle (Germania) nella Chemisty Cup. E un altro ancora a Simferopol (Ucraina) nel Memorial Pedro Benedikto. Ma ora davanti c'è il futuro. E tanto da fare: Manuel è pronto a sudare. E a combattere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
