Enrico e Alessandro Andria: i gemelli vincenti del volley
I due giocatori della Solo Pellico hanno cambiato sport dopo 11 anni di nuoto «La pallavolo ci ha sempre affascinati, contenti di aver scelto questa strada»
SASSARI. Meno male che in campo ci sono i numeri ad identificarli. Perché Alessandro ed Enrico Andria sono gemelli, e distinguerli non è sempre agevole. Ma al momento di schiacciare nessuno dei due si tira indietro, come hanno imparato i tifosi della Solo Pellico 3P Sassari di pallavolo, che quest’anno ha conquistato una salvezza storica nel torneo nazionale di B2 maschile.
Eppure il vostro incontro con il volley è recente.
«Sei anni fa - conferma Enrico, l’opposto della squadra -. Dopo dodici di nuoto abbiamo deciso di cambiare, io mi sono avvicinato alla pallavolo, e mio fratello mi ha seguito dopo solo pochi mesi nella Solo Volley». «Ci ha “accudito” Roberto di Maio - aggiunge Alessandro, che gioca centrale - anche se io avevo già fatto qualcosa alle medie con il professor Ruggero Lifrieri. Dopo un anno siamo passati nella prima squadra di serie C, dove è stato un crescendo di risultati, fino al secondo posto dell’anno scorso con Camillo Matta».
A quel punto la novità, Solo Volley e Silvio Pellico decidono dopo lungo tempo di unire le forze in vista di un ripescaggio in B2, come l’avete accolta?
(Enrico): «All’inizio eravamo incerti, le società erano rivali da tempo, invece si è creato da subito il miglior gruppo nel quale siamo mai stati». (Alessandro): «E’ stata una vera sorpresa. In campo eravamo strauniti, ed anche la dirigenza, pur lavorando in un periodo di grosse difficoltà economiche, non ci ha mai fatto mancare niente, ci ha aiutato tanto ed è stata presente».
Come avete festeggiato questa salvezza storica?
(Enrico): «Finita l’ultima gara sono scappate, non mi vergono a dirlo anche un po’ di lacrime». (Alessandro): « Anzi, siamo stati bravi perché la società aveva messo da poco il fondo campo nuovo, ma una volta entrati negli spogliatoi, non ci siamo più trattenuti».
Vi piacciono i vostri ruoli? (Enrico): «Faccio l’opposto da quattro anni e mi piace perché rispecchia il mio carattere, ma adesso potrei cambiare ruolo e fare la banda. Va tutto bene, se serve alla squadra e posso crescere ancora». (Alessandro): «Ho quasi sempre giocato al centro, anche se mi sarebbe piaciuto tanto palleggiare. Ma l’importante è giocare e poter dare il mio contributo».
Vostro padre Mariolino è un dirigente della società, come vivete questa situazione?
(in coro): «E’ bello vedere nostro padre che lavora per noi, ma per la verità non c’è una situazione particolare, perché lui riesce a non far pesare il suo ruolo e questo per noi è molto importante».
Fabio Fresu
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