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Prima sfida tricolore, Banco provaci

di Roberto Sanna
Prima sfida tricolore, Banco provaci

I biancoblù (senza lo squalificato Lawal) in campo a Reggio Emilia per gara1 sospinti dall’entusiasmo di un’intera isola

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SASSARI. Il primo passo che può portare a una vetta inviolata e nemmeno mai immaginata cinque anni fa, quando a Sassari il problema era riuscire a battere Veroli e la storia si faceva uscendo dalla Legadue dopo vent’anni di militanza. La finale scudetto quest’anno è un ballo delle debuttanti e può essere una ventata di freschezza per il campionato, abituato a quasi un decennio di Siena e con Milano che aveva cominciato a incunearsi. A differenza della Montepaschi, l’Armani non ha però inaugurato una nuova dinastia e Re Giorgio è rimasto sul trono solo per un anno. Quello scudetto ora è in palio e da oggi se lo contendono la Dinamo e la Pallacanestro Reggiana. Due debuttanti con le idee molto chiare, due piazze che, non avendo mai vinto il tricolore, bruciano di una passione pazzesca. Chi l’ha detto che le metropoli sono necessarie?

Resettare tutto.Il primo problema per la Dinamo è soprattutto uscire dai fumi della grande impresa contro l’Armani Milano. Una sfida così sentita che, una volta consumata, potrebbe anche portarsi dietro la controindicazione di un appagamento psicologico. L’unico modo per evitare che questa squadra, purtroppo soggetta a certi passaggi a vuoto, possa perdersi nei suoi misteriosi meandri, è proporre subito un traguardo ancora più bello e glorioso. Se la Dinamo sarà capace di resettare e ripartire, di uscire dal scintillante Forum e calarsi nel vetusto PalaBigi, sarà davvero un problema giocarci contro. Perché insieme a certi macroscopici difetti, questa squadra per tutta la stagione si è portata dietro la capacità di trasformarsi quando in palio c’è qualcosa di importante. E di avere risorse inaspettate fino alla fine, come ha dimostrato l’azione del canestro di Sanders che mercoledì notte ha portato all’overtime gara7.

Il primo passo. Si gioca al PalaBigi e non è una gran bella notizia, nel senso che solo al Pianella di Cantù la Dinamo ha raccolto meno: dagli anni Novanta a oggi, quando le due squadre si sfidavano in A2 e a Reggio furoreggiava il pitsolero Mike Mitchell, una sola vittoria ottenuta nel 2008 in Legadue con Demis Cavina allenatore. Un impianto inadatto alla Serie A, soffocante, con evidenti segni dell’età e la temperatura di una fornace. Fattore importante per la Grissin Bon, che comunque ha perso in casa sia con Brindisi sia con Venezia. Di fronte una squadra incerottata ma di grande cuore, capace di recuperare contro Venezia una serie che la vedeva ormai spacciata sul 2-3. E proprio su quest’onda emotiva la Grissin Bon comincerà il match e la serie.

La pazienza. Qualità indispensabile sia nelle singole partite sia nell’arco di una serie. Non bisogna farsi prendere dalla fretta di chiudere tutto subito e nemmeno sprofondare nello sconforto se si dovesse cominciare male. Anche questo è un minicampionato, le squadre si conoscono bene perché quest’anno si sono incontrate tre volte. E non bisogna dimenticare che la Dinamo ha sempre punito la Grissin Bon nelle occasioni importante stoppandola quest’anno e anche lo scorso anno in semifinale in Coppa Italia. Non conta nulla sul piano pratico, ma sono segni che restano a livello psicologico.

La partita. Segnata dalle assenze. Reggio ha ribaltato la semifinale utilizzando solo 7 giocatori, possibile che oggi Menetti, vista l’assenza di Lawal, possa rispolverare Cervi per attaccare maggiormente sotto canestro. Quest’anno Reggio ha battuto la Dinamo quando è riuscita ad abbassare il punteggio e tenerla sotto i 70 punti. Questa è una prima chiave di lettura, poi ci sono i fatti contingenti e cioè che la Dinamo ha la possibilità di far valere la sua panchina lunga e anche una maggiore freschezza atletica. Reggio punta molto sull’esplosività di Cinciarini e Della Valle, due giocatori che sanno creare molto per gli altri e sanno anche accelerare in contropiede, e con Polonara hanno un lungo atletico e capace anche di colpire da tre punti. Sulla Dinamo c’è poco da aggiungere, se non che anche stavolta non sarà solo una questione di tattica: tutti sognano la vera Dinamo, quella che non ha fallito gli appuntamenti con la storia.

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