Il Circus? È una gabbia dorata
«Lo spettacolo c’è ma il prodotto va umanizzato portando i piloti più a contatto con il pubblico»
di Valentino Beccari
Professione pericolo. Prima la discesa libera sfrecciando a oltre cento all’ora su due assi di “legno”, poi la Formula 1. Varcando la soglia dei 300 ora. ri ma stavolta su quattro ruote. La velocità è la sorgente di vita di Carlo Vanzini, la voce della Formula 1 di Sky , uno che si nutre di adrenalina e che non va piano per contratto e per statuto. L’ebbrezza della velocità non la prova per sentito dire visto che è stato un buon sciatore, passando poi dal cancelletto di partenza alla cabina di commento prima a Rtl e poi a Sky. L’apprendistato tra le porte larghe e i paletti e quindi l’approdo al Circus della Formula 1, skipper dell’equipaggio Sky che confeziona un format spettacolare dove le due ore di gara sono solo una componente del prodotto. Sempre oltre i limiti di velocità per dare interesse a una Formula 1 dove la dittatura Mercedes sembra più assoluta di quella di un regime sudamericano degli anni Settanta. In fondo per il Circus sembra valere quella massima del calcio che è uno sport dove si gioca undici contro undici ma alla fine vincono sempre i tedeschi. E la casa di Stoccarda lo sta mettendo in pratica anche se con un pilota tedesco di padre finlandese e con residenza a Monte Carlo, Nico Rosberg, e soprattutto con un inglese di origini caraibiche, Lewis Hamilton.
«La Mercedes ha sicuramente qualcosa in più – esordisce Vanzini – nel telaio ma soprattutto nel motore e questo lo si nota in tutte le vetture motorizzate dalla casa tedesca».
Però la dolce primavera Ferrari ci aveva illuso.
«Sì, ma c’è una spiegazione. La Ferrari è partita da una stagione disastrosa con due soli podi e quindi il salto di qualità lo ha fatto durante l’inverno dove si è registrato il massimo sviluppo della vettura. Ha vinto con Vettel ed è quasi sempre salita sul podio ma rispetto alla Mercedes lo svilippo successivo è stato più lento».
Si è quindi già esaurito l’effetto Marchionne?
«Credo che l’effetto Marchionne-Arrivabene si concretizzerà soprattutto il prossimo anno quando anche a livello di sviluppo le idee saranno molto più chiare e la Ferrari riuscirà a sfruttare al meglio le gomme colmando quello che ora è il suo gap più rilevante».
Eppoi c’è l’involuzione di Raikkonen che nelle ultime uscite sembra uno col foglio rosa.
«È un ottimo pilota, al rinnovo del contratto mancava solo la firma, ma poi qualcosa si è rotto, sente la pressione, è consapevole che la scuderia di Maranello sta corteggiando Bottas e quindi commette errori inspiegabili».
Certo è che la Formula 1 riserva sempre meno pathos con l’ordine d’arrivo già scritto prima del via. Insomma, la Motogp sembra un’altra cosa.
«Non concordo. Non si possono paragonare due sport che sono così diversi. Anche nel tennis c’è un punto a ogni scambio e nel calcio certe volte non si segna nemmeno un gol a partita. Si parlava di “Formula noia” già negli anni Novanta e invece la Formula 1 tira ancora».
Però qualcosa di nuovo bisognerebbe inventarlo.
«Bisogna umanizzare molto di più il Circus, esporre i piloti sempre e non solo in occasione dei Gran premi. Fuori dai circuiti vivono in gabbie dorate inaccessibili».
Però voi di Sky ci provate con telecronache e salotti di qualità.
«Cerchiamo di raccontare i fatti e le cose con gli occhi e le orecchie dei nostri abbonati, non vogliamo essere troppo tecnici ma spiegare la tecnica in modo comprensibile e umano appunto. In questo senso ho dei formidabili compagni di viaggio».
Pensa mai allo sci, il suo primo amore?
«Devo ringraziare Sky che mi ha dato la possibilità di seguire la Formula 1 e di commentare le Olimpiadi invernali. L’oro di Razzoli a Vancouver è una delle esperienze professionali che mi ricorderò per sempre. Lo sci è nel mio cuore, sono allenatore e d’inverno mi diverto ad insegnare ai ragazzini dello Sci Club Goggi».
Sempre a tutto gas.
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