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la promessa del basket

«L’anno prossimo tornerò da uomo»

«L’anno prossimo tornerò da uomo»

Marco Spissu, scoperto dalla Dinamo, fra Under 20 e Legadue

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SASSARI. Marco Spissu, cestista: sassarese doc, biancoblù Dinamo e azzurro Italia. Vent'anni di vita e basket per il ragazzino che seduto sotto il canestro faceva da “pulitore” alle partite del Banco al palazzetto. Ogni tanto poi, nelle pause, Marco prendeva la palla in mano e tirava a canestro. Entrato in orbita Dinamo, cresce all'ombra dei giganti di Meo Sacchetti. C'è il tempo dell'esordio in A, ci sono allenamenti passati a lavorare, osservare e imparare. Quindi gli anni in prestito a Bari, CasalPusterlengo, Reggio Calabria e ora Derthona, quelli che aiutano a maturare.

Il premio all'impegno è la chiamata in azzurro, gli Europei di categoria Under18 e Under20. «Indossare la maglia azzurra è sempre qualcosa di speciale, non credo ci si possa mai abituare – dice Marco Spissu -. Sono al terzo Europeo giocato, ma ogni volta è come se fosse il primo. Adrenalina a mille e tanta emozione». Terzo Europeo giocato, fra l'altro, da padroni di casa: «Sì, anche per questo probabilmente avevamo addosso un pizzico di pressione in più. Pressione da intendersi in senso positivo – spiega -. Ci tenevamo a fare bene davanti al nostro pubblico, abbiamo forse qualcosa da recriminare, ma va bene così- Questa avventura, come sempre, ha lasciato in me un bel ricordo. Non vedo l'ora di tornare a giocare, in campionato e se sarà possibile, con la Nazionale».

Ottimo il rapporto con Sacripanti: «Un grande allenatore, mi ricorda coach Sacchetti. Mette in condizione i giocatori di esprimere il loro talento, è molto determinato, chiede tanto. In azzurro non puoi mai rilassarti, devi essere sempre pronto a giocare, che sia per 1' o 35'». Felice per lo scudetto della Dinamo («Un pezzetto è anche mio. Tanto felice, mi piacerebbe vincerne un altro da protagonista»), orgoglioso di essere sardo e di rappresentare l'Isola in campo internazionale, Spissu elogia il compagno di squadra Fontecchio e considera la Serbia la formazione europea più completa. Prossima fermata la Derthona di Demis Cavina, ultima tappa in ordine di tempo di un percorso che «mi ha fatto crescere fisicamente e soprattutto di testa - chiude Spissu -. Sono andato via dalla Sardegna da bambino, l'anno prossimo tornerò da uomo». Un sogno? «Migliorare, tornare a indossare la maglia della mia città e dare tutto per quel pubblico fantastico».

Giovanni Dessole

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