Finisce il ritiro, saluti e qualche lacrima
Antonio Maxia ha tenuto ai rossoblù una seguita lezione su come si fa il torrone
ARITZO. Il ritiro identitario del Cagliari sta per terminare per il dispiacere degli aritzesi e di tutti gli abitanti del territorio. Ieri pomeriggio il saluto alla cittadinanza e agli amministratori da parte dei vertici del Cagliari Calcio che hanno ringraziato la comunità locale, l'amministrazione e la polisportiva per la splendida ospitalità. Il Comune, rappresentato dal sindaco Gualtiero Mameli, si è detto onorato della visita augurando ai rossoblù una pronta risalita in serie A.
Del buen ritiro aritzese resteranno dei bellissimi titoli di coda. Come i tanti bambini che hanno sempre assediato i calciatori a caccia di autografi, giovani ed anziani che non si sono persi una seduta e soprattutto la stima e l'affetto che hanno dato alla squadra. Negli occhi di Marco Sau rimane impresso il ricorso della sua gente che lo segue sempre; per lui è una emozione infinita. Per gli altri è stata una piacevole novità.
«La gente è stata vicina ai calciatori - dice Gigi Daga, dirigente dell'Aritzo - perchè rappresentano una speranza, un simbolo della sardità. Sono dei ragazzi fantastici molto umili e disponibili con chiunque. Lasciano in noi un bellissimo ricordo».
Antonio Maxia, titolare di uno dei più rinomati torronifici del territorio, ha lavorato il torrone dal vivo per i rossoblù; una esperienza istruttiva che ha aumentato il feeling con le tradizioni locali. «E' stato un evento improvvisato - ha detto Maxia - che ha riscontrato molto gradimento da parte loro. Ragazzi tranquilli che hanno fatto tante domande e partecipato all'attività. Si sono calati nel territorio e questo per noi è bellissimo». Ancora emozionato anche un vecchio calciatore come Lello Paba, che a cinquant'anni gioca ancora volentieri. «Avere il Cagliari in paese per uno sportivo è il massimo. Ma anche per il territorio è un bel biglietto da visita. Aspettiamo il ritiro del prossimo anno, magari per la serie A». Infine l'oste Toto Mereu, che a su Tzileri e su poeta raccoglie il termometro della gente. «E’ stata un’esperienza unica: non si è parlato d'altro. La gente usciva e restava fino a tardi e non parlava d'altro. Un bel clima che ha contribuito a rendere fantastico questo inizio estate».
Giovanni Melis
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