«Mancano dieci tappe, vediamo...»
Il Cavaliere dei Quattro mori non si esalta, e ringrazia tutti i compagni di squadra
ANDORRA. Un sorriso così, sinora, nella sua ancora giovane carriera, lo aveva sfoggiato solo sul palco del Giro d’Italia, il giorno che ha vestito la maglia rosa. Ma ieri alla premiazione dell’undicesima tappa della Vuelta, quella che dopo i sei Gran Premi della montagna gli ha dato una camiseta roja fortissimamente voluta, quello di Fabio Aru era un sorriso più maturo, da leader autentico. Il sorriso di uno che sa quel che ha combinato, perché è proprio quello che voleva combinare.
«Eravamo d’accordo sin dalla mattina – è l’esordio dello scalatore di Villacidro nell’intervista post-vestizione –, di tentare la fuga con Landa e quindi di provare a sferrare l’attacco per la maglia con il sottoscritto. È andata bene».
Altro che bene. Due bersagli colpiti in una tappa sola, vittoria di tappa e maglia rossa. L’Astana ha confermato di essere uno squadrone, alla faccia della squalifica di un grande come Vincenzo Nibali, sorpresa a farsi trainare dall’ammiraglia, e di un altro grande uomo e corridore come Tiralongo, amico oltre che collega di Fabiolous. E lui, il Cavaliere dei Quattro mori, da buon capitano si spertica in giustificati encomi per i compagni, nominandoli uno per uno. «Hanno lavorato tanto, e hanno lavorato bene – prosegue Fabio Aru – gli altri ragazzi del team, tutti, erano con me e hanno fatto un lavoro eccezionale. Da Dario Cataldo a Mikel Landa, da Alessandro Banotti a ad Andreyi Zeits, da Diego Rosa a Luis-Leon Sanchez», questi ultimi decisivi nei momenti topici della tappa, quando l’Astana ha imposto il ritmo per staccare prima Froome e successivamente gli altri uomini dell’alta classifica.
«Abbiamo dimostrato che siamo un team molto unito – prosegue Fabio Aru –, sono veramente contento».
Ieri è stato protagonista prima sulla strada e successivamente sul palco. Anche gli spagnoli stanno cominciando ad apprezzarlo, a conoscerlo. Lungo le salite per Andorra qualche bandiera dei quattro mori e tanto incitamento, che in spagnolo suona come «Andale Arù», con l’accento. L’accento Fabio ieri l’ha messo sulla corsa. Maglia rossa, fino a quando? Sino alla fine, ovviamente, ma lui non lo dirà mai. Non ancora. Quindi, come il più navigato dei leader, non si nasconde, non si esalta, è realista: «La maglia rossa sino alla fine? Mancano ancora dieci tappe – conclude il numero uno dell’Astana –, stiamo tranquilli e vediamo giorno dopo giorno cosa succede».
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