Conte non fa conti: «Vinciamo e basta»
Il ct azzurro: «Qualifichiamoci qui a Baku, troppo pericoloso giocarsela martedi. Il contratto? Ora non ci penso»
Un po’ San Diego e un po’ Napoli. Baku si affaccia vanitosa sul golfo, mostra orgogliosa ville padronali con piscine, stute imponenti e prati all’inglese, monumenti tirati a lucido e strade con asfalto da circuito di Formula 1.
Le “tossine” del passato da cortile periferico dello Zar prima e dell’Unione Sovietica poi, le tiene nel retrobottega, residui bolscevichi di una terra, l’Azerbaigian che è stata invasa praticamente da tutti: greci, romani, persiani, turchi, russi. Ma negli ultimi anni, grazie agli introiti del gas e del petrolio, l’Azerbaigian si è affacciata sul mondo mostrando un’immagine moderna, quasi da cartolina come hanno dimostrato i recenti Giochi Europei.
Un’atmosfera rilassante per tutti ma non per Antonio Conte, che si approccia alla partita di stasera come se fosse la madre di tutte le battaglie e l’Azerbaigian non una selezione modesta che occupa la 105esima posizione del ranking Fifa ma l’Armata Rossa con un colonnello del Cremlino alla guida delle truppe.
In realtà il condottiero non è Putin ma Prosinecki, vecchia gloria del calcio jugoslavo prima e croato poi che ha avuto il merito di far risalire la sua squadra di trenta posizioni nella hit-parade del calcio mondiale.
Ma questo al nostro ct importa poco perché oggi nell’avveniristico stadio Olimpico di Baku, orgoglio nazionale, davanti a 60 mila persone cercherà di conquistare il visto definitivo per l’ingresso alla fase finale degli Europei.
«Giocarsi il posto per Euro 2016 martedì all'Olimpico contro la Norvegia – afferma Conte – sarebbe pericoloso: voglio un’Italia determinata contro l’Azerbaigian. La priorità assoluta è la qualificazione, e dobbiamo ottenerla ora».
È un ct “sul pezzo” che non si lascia distrarre dalle tentazioni di un prolungamento di contratto sino ai Mondiali del 2018 che il presidente Carlo Tavecchio gli ha servito su un piatto d’argento.
«Io spero che resti con noi – ha precisato il numero uno della Figc – i rapporti sono buoni ma siamo in un Paese libero e ognuno fa le proprie scelte. Se resta è ben accetto».
Ma Antonio Conte è anima irrequieta, uomo di campo, più sergente di plotone che ammiraglio stratega. Ha bisogno del pane quotidiano e i raduni azzurri sono troppo dilazionati nel tempo per mettere in pace il suo ardore.
«Non penso al dopo 2016, perché la priorità assoluta è qualificarci, e poi giocare un buon Europeo: ci sarà il momento di parlarne», dice il ct, lusingato degli attestati di stima della Federcalcio.
Già, c’è una partita da giocare che non è una formalità. C’era un dubbio Pirlo-Verratti ma una lieve contrattura subita dal newyorkese nell’ultimo allenamento ha spazzato via ogni dubbio. Il tecnico azzurro opterà per un “4-4-3” mascherato con un probabile centrocampo a tre Parolo-Verratti-Florenzi rinforzato da Candreva, e una coppia d’attacco Pellè-Eder.
Sembra quasi un definitivo passaggio di consegne al pescarese Verratti che adesso non è più un prospetto ma una realtà e può accomodarsi in cabina di regia. Con l’assenza di Pirlo Gianluigi Buffon è l’unico campione del mondo in campo. Oggi festeggia la sua 151esima presenza, “tanta roba” come va di moda dire oggi, sicuramente numeri da leggenda per il portiere che ha metabolizzato l’esclusione dalla lista dei candidati per il Pallone d’oro («Sono cose che fanno sorridere») e sfoglia invece l’album dei ricordi, perché lui a Baku c’è già stato.
«Sono stato qui a Baku tredici anni fa, ero agli inizi – ricorda – tornarci ora, di nuovo sulla breccia, vuol dire che il tempo passa ma certi punti fermi restano. Si, fa un certo effetto. Ma ora concentriamoci sulla partita: dobbiamo essere una nazionale “contizzata”, il 101% fino all’ultimo istante».
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