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L’Italia pensa alla Norvegia e blinda Conte

di Valentino Beccari
L’Italia pensa alla Norvegia e blinda Conte

Dopo la vittoria contro l’Azerbaigian, Tavecchio gela le “malelingue”: con il ct amici per la pelle, spero resti in Nazionale

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L’approdo a un porto sicuro, in questo caso quello fluviale sulla Senna, era il minimo sindacale richiesto al ct Antonio Conte quando gli è stata affidata la panchina azzurra con un ingaggio, è bene ricordarlo, da top mister e non certo da burocrate di Coverciano. L’obiettivo – certo non impossibile, visto il livello tecnico del girone – è stato raggiunto con una partita d’anticipo con una vittoria, quella sull’Azerbaigian, rotonda nel punteggio e di buon profilo estetico, un esercizio di stile che ha ben impressionato gli amanti del bel gesto.

Un successo che ha consolidato la posizione di Conte tentato da numerosi club, anche stranieri, ma che la Federazione vorrebbe trattenere anche dopo Francia 2016 con un prolungamento del contratto. Sulla vicenda è intervenuto lo stesso presidente federale Carlo Tavecchio che è stato l’architetto o meglio il geometra del primo contratto con l’ex allenatore della Juve.

Il dopo Euro 2016. «Il rinnovo del contratto del ct Antonio Conte? Solo nel calcio i contratti si rinnovano due anni prima della scadenza – ha sottolineato il numero uno di via Allegri – tratteremo un mese prima o giù di lì, ora massima collaborazione. Abbiamo la speranza di tenere Conte se lui vorrà restare. Ma siamo servi di tutti e schiavi di nessuno».

Tavecchio è entrato a gamba tesa sulle voci di corridoio che alimentano una sorta di “grande freddo” che contraddistingue gli attuali rapporti tra la Figc e il ct. «Con Conte – rivela il presidente – siamo diventati amici per la pelle. Abbiamo insieme percorso strade in salita, mettendo la nostra posizione personale dietro gli interessi della Federazione. Se Conte deciderà di restare non ci sono alternative per noi; se invece no vedremo cosa si può fare. Ora lui è il responsabile di tutte le nazionali. Speriamo in bene».

Il tormentone resta o no. La questione contratto sarà il tormentone dei prossimi mesi, un disco dei Righeira che scalerà le classifiche del calcio parlato sino a ridosso delle partite in terra francese. Ma il ct non entra nel merito anche perché domani c’è da completare l’opera all’Olimpico con la Norvegia. Già, perché gli scandinavi devono batterci per avere la certezza del pass e l’Italia punta alla vittoria per garantirsi quel primo posto che attribuisce una camera con vista mare ai sorteggi della fase finale.

Le certezze di Baku. La Nazionale ripartirà dalle certezze del “4-4-2” di Baku che si è spesso trasformato in “4-2-4”, visti due esterni di centrocampo come El Shaarawy e Candreva con evidente vocazione offensiva. Un sistema di gioco che esalta le punte e se Eder ha risposto presente, Pellè ha perso di vista la porta. Certo, si tratta di numeri ed è chiaro che l’atteggiamento può essere sfacciato quando si affronta una squadra che occupa la posizione numero 105 del ranking Fifa mentre è meno praticabile quando si incrociano i guantoni con pesi massimi del calibro di Germania, Spagna e Francia o medi come Svizzera, Belgio e Austria.

Le buone indicazioni. Da Baku comunque Conte torna con delle certezze. La prima è Verratti, ormai regista maturo che sa dettare i tempi della manovra e giocare palle eversive. Darmian è un esterno basso di caratura internazionale e l’aria di Manchester lo ha proiettato in una nuova dimensione. Eder è attaccante vero, veloce di gambe e di pensiero e farebbe comodo anche al Brasile di Dunga. C’è poi un ritrovato El Shaarawy che quando parte dietro le punte diventa micidiale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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