Dessena non fa drammi: «Succede»
Contro di noi danno tutti il massimo, dobbiamo imparare a essere più cattivi
CAGLIARI. Un testa coda che lascia l’amaro in bocca. Sarà anche vero che il Novara ha corso, pressato, timbrato caviglie per 98’. E che tatticamente - come conferma la sportiva stretta di mano e i complimenti di fine gara del presidente Giulini al tecnico dei piemontesi, Baroni - i padroni di casa abbiano imbrigliato il Cagliari. Ma la sconfitta brucia. E non solo per l’atteggiamento remissivo e l’aver subito il sorpasso del Crotone. Un pezzo di verità lo racconta Daniele Dessena: «Siamo mancati nel primo tempo. Nella ripresa avremmo meritato di più ma le partite sono così, imprevedibili: vanno in campo ventidue giocatori che corrono intorno ad un pallone e cercano di dare il massimo» sintetizza il capitano.
L’amarezza è tanta. Ma si riparte dal campo: «Dobbiamo migliorare sul piano agonistico e con la cattiveria: il Novara in questo senso ha fatto di più. Siamo la squadra da battere, tutte contro di noi danno il massimo».
Un aspetto noto. Mente, gambe e carattere. La mezzala taglia corto: «La sconfitta non è un dramma: affrontiamo le partite tutte nella stessa maniera, col Cesena è andata bene e abbiamo portato a casa i 3 punti, oggi no. Dobbiamo fare tesoro degli errori, ma è troppo facile massacrare quando si perde ed esultare in modo trionfalistico se arriva il risultato pieno».
Il centrocampista mostra il petto. Il gruppo e il lavoro vanno difesi. Ed è poco produttivo richiamare i forfait di Sau, Capuano, Balzano e Munari. «Le assenze? Sono mancati giocatori importanti, ma non dev’essere una scusa, forse anche noi veterani avremmo dovuto dare di più». Dessena ha un pensiero anche per i tifosi. I colori rossoblù - striscioni, maglie, bandiere e drappi con oltre cento sostenitori al “Piola” - hanno sventolato gioiosi. Un sostegno continuo, con canti e coretti. «Sappiamo che tanta gente è attaccata alla squadra, così come lo siamo noi. Dispiace sia arrivata una sconfitta. Non aver potuto regalare una soddisfazione ai nostri sostenitori ci amareggia».
Mario Frongia
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