«Ma alla fine ci siamo stretti la mano»
Razzismo in campo. Il giovane della Tharros nega ma il senegalese della Villacidrese ribadisce: «L’ha detto e l’ha ripetuto»
ORISTANO. «Non l’ho fatto, non ho usato nessun insulto razzista nei confronti del mio avversario. Né in campo né tantomeno l’ho ripetuto a fine partita, quando pensavo solo a raggiungere indenne lo spogliatoio. Non sono quel tipo di persona e non ho mai fatto né farei mai una cosa del genere, né dentro né fuori dal campo. Dopo la partita io e Wade ci siamo parlati, grazie al mister Andrea Contini che l’ha invitato nel nostro spogliatoio. Gli ho ripetuto di nuovo che ha sbagliato, che non gli avevo detto assolutamente niente del genere. Ci siamo chiariti e ci siamo anche stretti la mano».
Emanuele Solinas è al quinto anno dell’Istituto tecnico di Oristano. È piccolo, perché gioca da fuoriquota in Promozione, ma non così tanto. Diciotto anni compiuti in marzo e 11 passati sui campi nelle giovanili di varie società di Oristano. In prima squadra, in Prima categoria, ci è andato per due anni negli scorsi campionati, giocando con l’Oristanese in prestito dalla sua Tharros.
Ieri era l’ora di ricreazione e al bar ha rivisto stampato nero su bianco quell’insulto che ha scatenato una rissa di bassa lega alla fine della partita contro la Villacidrese. I suoi compagni l’hanno difeso a spada tratta e dalla società è arrivata tutta la solidarietà possibile: nessuno ha sentito Emanuele Solinas pronunciare un insulto razzista. Lui non riesce neanche a ripetere l’espressione incriminata. «Mi sono preso subito male, è andata molto diversamente — racconta —. Ho respinto un pallone a palombella e mi sono sentito tirare per il colletto. Era Wade, che mi accusava di averlo insultato in maniera razzista. Allora mi hanno circondato un paio di suoi compagni più grandi, io non ho reagito anche se ero molto spaventato. E all’arbitro ho detto che ero stato strattonato. Ha ammonito me e Wade. Solo allora il mister mi ha sostituito». E non perché avesse sentito un insulto. «Era circondato, temevo lo assalissero. Credo alla sua buona fede, ho assistito al chiarimento con Wade e posso confermare che Emanuele ha sempre negato con forza di aver detto quelle brutte parole». Ora Emanuele Solinas teme soprattutto per la sua reputazione. «Mi sono sempre comportato bene e ora sono infamato per una cosa che non ho fatto. Certo, ci sono anche le possibili ripercussioni disciplinari. Ho il morale a pezzi».
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