Una scommessa che ancora non paga
I gregari sono rimasti tali, il gioco non decolla anche se ci sono ampi margini
SASSARI. La scommessa finora non ha pagato. Il progetto era intrigante, una società come la Dinamo se vuole darsi una certa dimensione europea deve aprire nuovi fronti e inventarsi percorsi particolari. L’idea, appunto, era cercare giocatori già abituali frequentatori dell’Eurolega partendo dalla panchina di squadre importanti e portarli a un upgrade, trasformarli in protagonisti in prima persona. In più, dare più ordine al gioco dopo una stagione trascorsa a dipendere dalle lune della stella di turno.
Di tutto questo, nulla si è visto. E se è vero che la situazione in classifica è fluida e c’è tanto tempo per recuperare, le preoccupazioni derivano principalmente dalla bassa qualità del gioco e dagli ampi scarti rimediati nelle sconfitte. Alla fine i gregari sono rimasti tali e sembra non vedano l’ora di cedere la scena a qualcuno che risolva i problemi, mentre più che di gioco organizzato sembra che qualcuno abbia bisogno di essere teleguidato. La paura è ritrovarsi in un clamoroso “misunderstanding”: con Meo Sacchetti i giocatori hanno ampia libertà ma devono essere loro a fare le scelte e quindi devono responsabilizzarsi da soli. E allora aveva ragione il coach nel dopopartita di Bologna parlando di incompatibilità, situazione terribile da qualunque parte la si guardi. C’è anche da dire che intervenire sul mercato non è semplice. Intanto per il discorso economico. Poi perché è facile decidere chi va via ma molto meno scegliere i sostituti, specie a metà novembre nel pieno delle coppe europee. E c’èanche la questione dei tesseramenti: la Dinamo può farne ancora tre ma uno è quello che si lascia libero fino ai playoff. Così restano due colpi e non si possono sbagliare. Proprio per questo il primo passo sarà cercare all’interno tutti i rimedi possibili. Non è semplicissimo ma tante altre volte questo gruppo è rinato dalle sue ceneri. E potrebbe bastare qualche piccolo correttivo per riaprire una stagione ancora lunghissima.
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