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Per l’Ariete Oristano una boccata d’ossigeno

Per l’Ariete Oristano una boccata d’ossigeno

SASSARI. Ci voleva proprio. Imponendosi con un secco 3-0 sul Civitavecchia l’Ariete Vestis Oristano ha fatto suo un delicato scontro diretto per la salvezza, tenendosi così a distanza dalla zona...

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SASSARI. Ci voleva proprio. Imponendosi con un secco 3-0 sul Civitavecchia l’Ariete Vestis Oristano ha fatto suo un delicato scontro diretto per la salvezza, tenendosi così a distanza dalla zona rossa della classifica.

“In realtà non abbiamo incontrato una grande avversaria – è la serena disamina del palleggiatore Alessandro Ardu, uno degli elementi più esperti della squadra con cinque anni di serie A (due di A1) sulle spalle più, tanta e tanta B1 – però siamo contenti perché è sempre un risultato che fa morale, dato che nelle ultime gare abbiamo alternato dei set vinti molto bene ad altri persi molto male. Il fatto è che abbiamo iniziato il campionato con un assetto tattico, poi l’abbiamo modificato poche settimane fa, quindi dobbiamo ancora trova i giusti equilibri di squadra. Ma anche le sconfitte servono per crescere, e secondo me a questo punto possiamo solo migliorare”.

Ma la vostra squadra occupa la classifica che realmente merita?

“Per come sta giocando sì, per le potenzialità dei singoli veramente no. Il problema però è che bisogna dimostrarlo sul campo. Non stiamo sfruttando al massimo il nostro potenziale, e ci sono dei fondamentali dove soffriamo, come la ricezione e la difesa, e partendo tutto da lì diventa più difficile”.

In un torneo senza promozioni qual è il vostro obiettivo?

“Io voglio comunque vincere con tutti, è un fatto mio, personale. Magari qualcuno dei miei compagni può soffriree questa mia mentalità, ma sono sicuro che gli servirà. Sugli obiettivi sono abituato a ragionarci a fine del girone di andata, quindi discutiamone a fine gennaio”.

Come vede il resto della pattuglia sarda nella categoria?

“La Meridiana Olbia mi sembra la più equilibrata, anche se non so se riuscirà a lottare per le prime tre posizioni. Nella Solo Pellico 3P Sassari vedo tanta buona volontà ma anche dei limiti, più fisici che tecnici. Potrebbe anche salvarsi, ma la vedo dura, anche perché il livello di questa B2 non è basso. Per l’Iglesias mi spiace, ci ho giocato tre anni, ma questo è il risultato di una cattiva gestione societaria. La squadra ha giocatori non di categoria”.

Classe 1978, tanta serie A e B1 in carriera. Cosa la spinge ancora a scendere in campo ogni fine settimana?

“La verità è che questo per me prima di essere una professione è sempre stato un divertimento. Fisicamente sto benissimo, quindi, perché smettere? (f.f.)

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