E a bordo campo compare il “miticu” Ugo Ducarello
SASSARI. Nessuna “spia”, ma solo una visita per incontrare un po’ di vecchi amici. Durante l’allenamento di ieri, mentre Marco Spissu (play sassarese in forza a Tortona) restava in incognito in fondo...
SASSARI. Nessuna “spia”, ma solo una visita per incontrare un po’ di vecchi amici. Durante l’allenamento di ieri, mentre Marco Spissu (play sassarese in forza a Tortona) restava in incognito in fondo alle scale del settore D, a bordo campo è comparso un altro viso conosciuto: Ugo Ducarello, per diversi anni assistente di Meo Sacchetti sulla panchina della Dinamo, ha approfittato della sosta del campionato di serie A2 per tornare in Sardegna. Oggi il tecnico siciliano allena a casa sua, a Trapani. «Il nostro campionato questo fine settimana è fermo e ho pensato di staccare la spina – racconta Ducarello –. Avevo voglia e bisogno di vedere degli amici e posti per ricordare gli anni che furono».
Nella sua Trapani, Ducarello ha portato con sè il sassarese Massimo Chessa, che sta disputando un’ottima stagione. «Massimo è cresciuto tanto soprattutto dal punto di vista individuale – sottolinea il “miticu” tecnico siciliano –, si è fatto volere bene e apprezzare da subito, sia a livello di squadra che dalla piazza. In questo momento, con la squadra praticamente dimezzata dagli infortuni, si sta prendendo grosse responsabilità soprattutto dal punto di vista difensivo. E, devo essere sincero, non mi aspettavo questo livello di impegno e applicazione».
Come ci si trova a fare il capo allenatore nella squadra della propria città? «È una bella responsabilità, ma la vivo in maniera molto tranquilla, ho la fortuna di lavorare con una società ben organizzata e con un presidente sempre presente nonostante la lontananza. Nonostante le difficoltà, con tanti giocatori fuori, stiamo comunque riuscendo a non scollarci. Abbiamo una certa leggerezza, un po’ come la Dinamo». I sassaresi, con le vittorie e poi con questa annata sfortunata, sembra invece che un po’ di quella leggerezza l’abbiamo persa. «Erano altri anni, non avevamo vinto nulla, siamo arrivati terzi e secondi. La cosa più importante è ricordarsi chi siamo e da dove arriviamo. Ma i tifosi sassaresi sono diversi dagli altri, e queste cose le sanno benissimo». (a.si.)
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