«Sorry Banco, ma devo batterti»
Basket, il grande ex Jerome Dyson si prepara al ritorno a Sassari con la maglia di Torino
SASSARI. Un triplete nel portafogli come biglietto da visita, un canestro da venti metri all’ultimo secondo per ricordare che, nonostante tutto, sul campo non c’è posto per i sentimenti.
Jerome Dyson torna a Sassari con la maglia di un’altro colore. Domenica la sua Manital Torino farà visita alla Dinamo e i cinquemila del PalaSerradimigni potranno salutare uno degli eroi della scorsa stagione. Per la “combo guard” del Maryland non sarà una partita come le altre, ma nel suoi occhi da killer brilla solo il desiderio (e la necessità) di vincere.
«Ci troviamo in una situazione per la quale non c’è molto spazio per i sentimenti – dice Dyson, che fa riferimento all’ultimo posto in classifica della sua squadra –. In questo momento siamo completamente concentrati sull’obiettivo, non possiamo permetterci passi falsi».
Che è effetto le fa l’idea di tornare a giocare davanti al pubblico di Sassari?
«È una bella sensazione, quella dell’anno scorso è stata un’annata molto faticosa ma ci siamo tolti parecchie soddisfazioni. Conosco il pubblico di Sassari, dà sempre molto calore alla squadra e sarà bello giocare contro la mia ex squadra».
Che accoglienza si attende dai suoi vecchi tifosi?
«Non saprei. Giocare da ex è sempre un po’ strano, ma come ho già detto in questo caso l’obiettivo della vittoria è prioritario rispetto a qualsiasi altra cosa. È scontato dire che uno spera sempre di essere accolto bene. So comunque che troverò una grande atmosfera, come sempre, e questo mi basta».
Nel match dell’andata al PalaRuffini punì la Dinamo con un canestro da venti metri segnato sulla sirena dell’overtime. Cosa ha in serbo stavolta?
«Niente... (ride, ndr), quella volta è andata in maniera particolare. Stavolta spero solo di giocare bene».
Qual è il ricordo più nitido e più bello della stagione del triplete con la maglia della Dinamo?
«La vittoria nella Final Eight di Coppa Italia. Nessuno avrebbe scommesso niente su di noi, non arrivavamo da un bel periodo e praticamente non avevamo alcuna chance. Ma questo soltanto a parole, perché poi ci siamo messi a giocare, a crescere e a vincere. Tutti parlavano di Milano e del fatto che fosse imbattibile, invece è andata in un altro modo».
Una gioia persino più bella dello scudetto, in cui è stato eletto Mvp di gara7?
«È stato diverso. Ripeto, se devo scegliere un momento davvero particolare per me, dico la Final Eight».
Dopo l’addio alla Dinamo è rimasto fermo per qualche tempo, poi ha firmato con Torino, ma si è dovuto fermare quasi subito. Al di là di quel brutto episodio extrasportivo (un’aggressione all’uscita da un locale notturno, ndr), è contento di ciò che sta facendo?
«Il basket è la mia vita e alla fine giocare, e giocare per vincere, per me è l’unica cosa che conta. Sono completamente concentrato su questo».
Venite da tre vittorie consecutive, contro Trento, Pistoia e Avellino. Siete, in gas, insomma.
«Sì, stiamo bene, abbiamo sistemato alcune cose e soprattutto adesso sappiamo come si fa a vincere. Abbiamo più fiducia, ci crediamo».
Cosa temete di più della Dinamo?
«Niente, e tutto. Dobbiamo stare attenti a non permettere che facciano il loro ritmo e prendano il sopravvento. Servirà la massima attenzione, ma siamo concentrati al massimo su questa gara».
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