Dalla scommessa alle solide certezze Due anni con Giulini
In questi giorni del giugno 2014 il Cagliari passava di mano Le difficoltà del dopo-Cellino e il rilancio in grande stile
CAGLIARI. Una caparra da otto milioni di euro. Due anni fa, tra il 5 e l’8 giugno, Tommaso Giulini bonifica i denari per blindare l’acquisto del Cagliari da Massimo Cellino. Il resto, circa 40 milioni, arriva l’11. Cessione complicata dalle avance di un fantomatico gruppo arabo e degli “americani”, con l’archistar Dan Meis comoda foglia di fico, guidati da Luca Silvestrone. Sono passati 730 giorni, pare un secolo fa. Il presidente non scuce sillaba su anniversari e mercato. Ma il film è nitido: bocconiano, otto anni nel cda dell’Inter del triplete, passione smodata per pallone e affari. Più un papà industriale, Carlo Enrico, che da mezzo secolo ha dato e avuto dalla Sardegna, elevata a terra di elezione. La Fluorsid di Macchiareddu è l’àncora attuale. Giulini, 39 anni da compiere il 18 giugno, vuole mettersi in proprio nel calcio, senza paracadute né airbag. Con un Cagliari da tre anni zingaro senza stadio e da riorganizzare. Da un lato. Dall’altro, il club ha i conti sani, è forte di un gruppo solido e da undici stagioni è tra le migliori venti d’Italia. Cellino con i numeri è geniale. Giulini, con uno staff che neanche Hillary Clinton, nelle lunghe notti afose del giugno 2014, nella sede di viale La Playa («Mai mangiato così tanti tramezzini!» dirà il re del fluoro) tiene botta. «Ho venduto a uno che vorrà bene al Cagliari» rimarcherà l’imprenditore di Sanluri, in volo per Leeds.
Il neo patron è ambizioso, guarda lontano. Ha presupponenza e amor proprio da smussare ma utile per nuotare nell’acquario degli squali pallonari italici e no. A bordo vasca, il cardinal Mazzarino rossoblù, Stefano Filucchi, prezioso vice presidente e altre cento cose. Il mix lascia intuire cosa ci sia dietro le candeline del primo biennio: fiducia, gioia, fatica. Il viaggio è all’inferno e ritorno. Da Zeman (“Sognavo di partire col bel calcio”), Festa (“Ci fossimo salvati, l’avrei confermato”) e Zola: «Persona e professionista eccellente. Un esonero dolorosissimo. Ho compiuto errori, mi saranno da lezione» ripete spesso il numero uno. Il primo anno in A scorre tra euforie, l’amore ritrovato con i tifosi (diecimila all’Arena Sant’Elia per la sfilata del 4 agosto 2014), il delirio per le imprese di Milano con l’Inter (1-4) e di Empoli (0-4). Ma non basta. Qualcosa si sfalda. A dicembre Giulini riflette. Forse, è mal consigliato: «Quando decidi sei sempre solo» confiderà ai suoi. Zeman è malleabile come il titanio. La squadra fa testa coda. Crisi di risultati, spogliatoio e senatori: anche non giocando avrebbero potuto dare una mano. Scelte poco meditate, fanno il resto. Il Cagliari cade in B. Il patron metabolizza con sofferenza il ko. La retrocessione giunge mentre il brand Cagliari ha un progetto e lievita. Lo stadio riapre con un buon restyling prima del previsto: 29 ottobre, 1-1 col Milan, anziché il 18 dicembre, 1-3 con la Juve.
Parte il riassetto vincente del settore giovanile e l’attenzione a tifoseria organizzata, città e territorio. Vengono coinvolte decine di aziende locali, società dilettantistiche, riavvicinati Gigi Riva e i campioni del ’70, c’è un pensiero solidale per scuole, disabili e bimbi ospedalizzati. Una piccola grande rivoluzione, sminuita dal ritorno tra i cadetti. Il 12 giugno 2015 Rastelli ci mette la faccia: "Hanno chiamato me per vincere il campionato". Realista e di parola. Giulini vive la B con ansia. Protegge il tecnico dai venti infidi a dispetto di una marcia super. Campioni d’inverno, macchina da gol, record di vittorie. Il trionfo a Bari: il presidente gode da matti. Il Cagliari è in A: primo della classe, mai successo prima. Ora, un’altra sfida. Il patron apre con Bruno Alves. Così come un anno fa ha convinto Storari, fresco di scudetto e Coppa Italia, vice campione di Champions con la Juve. Si lavora sotto traccia: per il 9 luglio a Pejo servono almeno altri due pezzi doc. Il d.s. Capozucca è in azione. Fuori dal campo all’attivo c’è la rielezione di Massimo Zedda: sindaco e Regione sono al fianco del club per il nuovo stadio. L’auspicio? Per il centenario del 2020 i quattro mori in una tana europea e multidisciplinare. Salvezza, vivaio doc e calcio pulito, gli altri obiettivi da confermare. In bocca al lupo, presidente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

