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Intervista, parla Gigi Datome: «Un libro è come un canestro»

di Andrea Sini
Intervista, parla Gigi Datome: «Un libro è come un canestro»

Dalla super stagione in Turchia al sogno olimpico, passando per la passione per la lettura: il capitano della nazionale azzurra di basket a tutto campo

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SASSARI. È una star dei social riconosciuta a livello internazionale e da quando si è trasferito a Istanbul, con la sua barba da hipster, è stato soprannominato “Gesù sul Bosforo”; legge cinque libri al mese e periodicamente pubblica recensioni che non sfigurerebbero nelle pagine culturali di qualsiasi quotidiano; si diletta nei reading letterari, partecipa a eventi benefici e ha un’opinione sulle principali questioni di attualità; si espone su molte tematiche sociali e maneggia l’ironia come fosse una palla a spicchi.

Luigi Datome è diventato qualcuno perché gioca a basket, e lo fa particolarmente bene. Ma se avesse le dita palmate, la pancia sblusata e il fisico da ragioniere – anziché quello di un gigante di 2 metri e passa – di certo non sarebbe rimasto un signor nessuno. La genetica però ha deciso diversamente, e allora questo ventottenne in carriera va in giro per l’Europa e per il mondo ad affettare retìne dei canestri. Quella che si è appena conclusa è stata la stagione della sua definitiva consacrazione a livello continentale.

Il re di Istanbul. «Volevo essere protagonista, volevo essere un giocatore importante in una squadra di alto livello, per questo ho scelto il Fenerbahce – racconta Datome –. Siamo arrivati sino in fondo nelle tre competizioni alle quali abbiamo partecipato: abbiamo vinto lo scudetto e la coppa di Turchia, siamo arrivati a un canestro dalla vittoria dell’Eurolega. Potevo chiedere di più? Sì, volevo vincere proprio l’Eurolega, e la gioia per essere stato eletto Mvp delle finali scudetto non cancella minimamente la delusione per com’è andata quella partita contro il Cska Mosca. Ma anche le sconfitte servono, perché ti danno stimoli, fame, rabbia e voglia di migliorare». Dopo due anni trascorsi in Nba, tra alti e bassi, è comunque arrivata la chance per essere protagonista, e la stella olbiese non se l’è lasciata sfuggire. «Non posso certo lamentarmi di com’è andato questo mio primo anno in Turchia – dice il capitano della nazionale –. Ma non rinnego nulla, neppure dell’esperienza con Pistons e Celtics. Sono stati due anni estremamente utili, se oggi sono questo giocatore, se sono riuscito a essere protagonista con il Fenerbahce, è anche e soprattutto grazie all’esperienza che ho fatto giocando a Detroit e a Boston. Mi piace alzare l’asticella, fa tutto parte di un certo percorso».

Quattro chiacchiere con zia Daniela. Chiusa questa lunghissima e faticosa stagione sul Bosforo, prima di raggiungere il ritiro della nazionale, Datome ha fatto appena in tempo a trascorrere qualche giorno in Gallura. Un blitz durante il quale non si è sottratto a due appuntamenti ai quali teneva molto. Prima si è messo in tenuta da gioco per sfidare gli amici di un tempo in una partita di beneficienza dedicata alla memoria di Eppe Bernardi, un amico scomparso tragicamente tre anni fa. Poi è stato il protagonista della presentazione del libro “Home” di sua zia Daniela Toti, che si è svolta nell’hotel di famiglia, il Gabbiano Azzurro di Golfo Aranci. «Non mi era mai successo di presentare un libro – racconta Gigi –, è stata un’esperienza davvero particolare. In questo caso poi si tratta di un lavoro estremamente interessante, che ricostruisce la storia di una parte della mia famiglia. Ma credo che sia interessante a prescindere dai legami familiari».

Gigi in libreria. «Leggo soprattutto in trasferta, quindi in viaggio e in albergo. Arrivo a 4-5 libri al mese, poi dipende dagli impegni. Quando sto a casa no, preferisco dedicarmi alla mia compagna. Ti dico cosa ho sul comodino in questo momento: “Il museo dell’innocenza, Istanbul”, di Pamuk; “Maestra”, di Lisa Hilton; “L’ultimo rigore di Faruk” di Gigi Riva; “Norwegian wood” di Murakami; “Svegliamoci pure, ma a un'ora decente” di Joshua Ferris. Di recente mi hanno colpito molto “Lolita”, un classico che non conoscevo, e “Uno tre uno” di Julian Cope. Cerco di spaziare, di non fossilizzarmi e di leggere un po’ di tutto».

E il calcio? «Onestamente non ho più molto tempo per seguirlo. Non ho visto la prima partita dell’Italia agli Europei, perché giocavamo gara6 della finale in Turchia. Ho visto la seconda e sono contento che questo gruppo stia riuscendo a spazzare via lo scetticismo iniziale. È bello che i ragazzi abbiano fatto parlare il campo, spero che vadano sino in fondo».

Un tuffo nell’azzurro. La nazionale è in ritiro per preparare il torneo Preolimpico. «Vogliamo a tutti i costi andare a Rio. Nessuno di noi ha mai avuto la fortuna di partecipare a un’olimpiade e questa potrebbe essere la nostra occasione. Sarebbe una perla nella carriera di ognuno di noi». Non male, per uno che se non fosse un campione di basket nella vita avebbe potuto comunque fare qualsiasi cosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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