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«Quel provino con la Torres...»

Massimo Manca, 52 anni, in vacanza nella sua Sassari
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Massimo Manca, 52 anni, in vacanza nella sua Sassari

Gli studi nella sua città prima della partenza per gli Usa «Oggi abito a Philadelphia, ma torno appena posso»

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SASSARI. «Ho preso il treno giusto, ma quella corsa è durata troppo poco. Per sfondare nello sport serve anche un pizzico di fortuna, devi essere in the right place at the right time». Al posto giusto al momento giusto Massimo Manca c’è stato solo durante l’autunno del 1987. «Poi nel mio ruolo mi sono sempre trovato davanti kicker forti e di grande esperienza. Nel football i ruoli sono ben definiti e quando il titolare gioca bene gli altri possono stare anni interi senza mettere piede in campo. Ci sono giocatori che ai camp venivano scartati, a differenza mia, ma poi sono riusciti a fare carriere importanti in Nfl. È andata così».

L’ex stella di Penn State, 52 anni, sfoggia un fisico invidiabile e un’abbronzatura da perfetto turista. «Ma io non sono un turista – dice – anche se ormai sto in America da trenta e passa anni. Vengo in Sardegna tutte le volte che posso, ogni tanto faccio qualche improvvisata a mio padre, col rischio di fargli prendere un colpo. Abito a nord di Philadelphia, mia moglie è di quelle parti. I miei figli Jake ed Ellie, hanno 18 anni, sono americanissimi ma ogni volta sono felici di tornare a Sassari. Tra poche settimane inizieranno l’università nella “mia” Penn State, ma nel frattempo ci facciamo un po’ di mare, tra Platamona e Stintino».

Oggi Massimo Manca lavora a Philadelphia per una casa farmaceutica tedesca, segue gli Eagles, in Nfl, ma riesce ad appassionarsi solo per il football del college. «Quello più vero, quello più affascinante. E le riunion a Penn State sono qualcosa di fantastico».

«Sarei potuto diventare un calciatore? Non saprei, non credo – si schernisce “Mr Automatic”–. Avevo un calcio molto potente e preciso, ma quando mi allenai per qualche settimana con la Torres non riuscii a farmi notare. Poi volevano farmi giocare in difesa, e io non ero neppure un grande appassionato di calcio. Ho studiato alle media alla “numero 2”, ma già avevamo iniziato a spostarci in America. Ho fatto alcuni anni ai Ragionieri, poi siamo andati in Nevada e ho preso un’altra strada». (a.si.)

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